Scheda rischio
Gas anestetici
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
I gas anestetici somministrati ai pazienti finiscono, in quota parte, nell’aria degli ambienti in cui si lavora: perdite ai raccordi, espirazione del paziente, sistemi di evacuazione mal funzionanti disperdono nell’aria protossido di azoto e vapori alogenati. Per chi assiste all’intervento — anestesisti, chirurghi, personale infermieristico, odontoiatri, veterinari — questo si traduce in un’esposizione professionale cronica, spesso a basse concentrazioni ma ripetuta ogni giorno.
Il rischio è insidioso perché i gas sono poco o nulla percepibili e gli effetti non sono immediati. L’esposizione prolungata è associata a disturbi neurocomportamentali e, per il protossido di azoto, a possibili effetti sulla funzione riproduttiva; per questo la tutela delle lavoratrici in gravidanza merita attenzione dedicata.
Cosa dice la norma
I gas anestetici sono agenti chimici pericolosi: si applica il Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008 (“Protezione da agenti chimici”, artt. 221-232). I riferimenti da conoscere:
| Articolo | Contenuto |
|---|---|
| Art. 223 | Valutazione dei rischi da agenti chimici |
| Art. 224 | Misure e principi generali per la prevenzione |
| Art. 229 | Sorveglianza sanitaria |
Non esiste, per la maggior parte dei gas anestetici, un valore limite di esposizione professionale vincolante nell’ordinamento: i valori di riferimento provengono da linee guida e circolari ministeriali di settore e da norme tecniche sulla qualità dell’aria nelle sale operatorie. Per i valori numerici e i criteri di confronto si rinvia sempre a queste fonti, senza improvvisare cifre nel DVR.
Come si valuta
La valutazione (art. 223) parte dalle condizioni reali di lavoro, non dalla sola scheda del farmaco:
- Censimento delle attività: individuare sale operatorie, sale parto, sale risveglio, aree di induzione e ambulatori dove si praticano anestesia o sedazione per inalazione, con i relativi gas impiegati.
- Monitoraggio ambientale: il campionamento dell’aria è lo strumento chiave per stimare l’esposizione, da eseguire con personale qualificato e da confrontare con i valori di riferimento delle linee guida di settore.
- Verifica degli impianti: controllare l’efficienza dei sistemi di evacuazione dei gas, i ricambi d’aria della sala e la tenuta dei circuiti e dei raccordi.
- Analisi delle mansioni: durata e frequenza dell’esposizione variano molto tra anestesista, strumentista e personale di supporto; la valutazione va graduata per mansione.
La valutazione va aggiornata quando cambiano tecniche anestesiologiche, farmaci o impianti, e nei casi previsti dall’art. 29.
Le misure, in ordine di priorità
L’art. 224 impone una gerarchia che privilegia la riduzione alla fonte rispetto alla protezione del singolo:
- Riduzione alla fonte: preferire, quando clinicamente possibile, tecniche a basso flusso, anestesia loco-regionale o farmaci meno diffusibili; limitare l’uso del protossido di azoto dove non indispensabile.
- Misure tecniche: sistemi di evacuazione dei gas anestetici collegati alle apparecchiature, ventilazione e ricambi d’aria adeguati della sala, manutenzione programmata dei circuiti, mascherine facciali ben aderenti e riduzione delle perdite ai raccordi.
- Misure organizzative: procedure di riempimento dei vaporizzatori, gestione degli allarmi, riduzione dei tempi di esposizione e formazione mirata del personale.
- DPI: la protezione delle vie respiratorie ha un ruolo solo residuale e non risolutivo contro un gas che pervade l’ambiente; il controllo passa dalle misure collettive.
Il metodo di valutazione del rischio chimico fornisce l’impianto generale in cui inserire queste misure specifiche.
Sorveglianza sanitaria
La sorveglianza sanitaria (art. 229) è obbligatoria per i lavoratori esposti quando il rischio non risulta basso per la sicurezza e irrilevante per la salute. Il medico competente definisce il protocollo in base ai gas impiegati e alle mansioni, e i risultati collettivi anonimi rientrano nella valutazione per verificare l’efficacia delle misure. Particolare cautela va riservata alle lavoratrici in gravidanza o in allattamento, per le quali va valutata l’eventuale astensione dalle aree esposte.
Errori comuni
- Trattarli come “solo farmaci”: per gli operatori sono agenti chimici pericolosi e vanno valutati come tali.
- Fidarsi dell’impianto senza verificarlo: un sistema di evacuazione non manutenuto o un raccordo che perde annullano la protezione attesa.
- Saltare il monitoraggio ambientale: senza campionamenti dell’aria l’esposizione resta un’ipotesi, non un dato.
- Dimenticare sale risveglio e induzione: sono spesso i punti dove le concentrazioni sono più alte e la sorveglianza più bassa.
Domande frequenti
I gas anestetici sono un rischio chimico o no?
Sì. Anche se somministrati come farmaci ai pazienti, per gli operatori i gas anestetici sono agenti chimici pericolosi: l'esposizione professionale va valutata secondo il Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008, esattamente come per gli altri agenti chimici presenti in azienda.
Quali gas anestetici espongono il personale?
I due gruppi principali sono il protossido di azoto (N2O) e gli anestetici alogenati volatili (per esempio sevoflurano, desflurano, isoflurano). Espongono soprattutto il personale di sale operatorie, sale parto, sale risveglio e ambulatori odontoiatrici e veterinari dove si pratica sedazione o anestesia per inalazione.
Il sistema di evacuazione dei gas basta a eliminare il rischio?
È la misura tecnica più efficace, ma non è sufficiente da sola. Va accompagnato da una ventilazione adeguata della sala, dalla manutenzione dei circuiti e dei raccordi, da procedure di lavoro corrette e dal monitoraggio ambientale periodico che ne verifica il funzionamento reale.