Normativa collegata · D.M. 15 luglio 2003, n. 388
DM 388/2003 — Primo soccorso aziendale
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Perché esiste questo decreto
Un infortunio o un malore in azienda si gioca nei primi minuti: prima che arrivi il soccorso pubblico, qualcuno deve sapere cosa fare, con quali presidi e chi chiamare. Il DM 388/2003 traduce questo principio in un sistema organizzato: classifica le aziende per livello di rischio, definisce le attrezzature minime di primo soccorso e fissa contenuti e durata della formazione degli addetti, raccordando l’organizzazione interna con il servizio di emergenza sanitaria territoriale.
Il decreto è nato in attuazione del D.Lgs. 626/1994 ed è rimasto pienamente vigente con il Testo Unico: l’art. 45 del D.Lgs. 81/2008 rinvia espressamente al DM 388/2003 per caratteristiche minime delle attrezzature, requisiti del personale e formazione. A monte, l’art. 18 obbliga il datore di lavoro a designare gli addetti e l’art. 43 inserisce il primo soccorso nella gestione complessiva delle emergenze, insieme ad antincendio ed evacuazione.
Il sistema in quattro passaggi
- Classificazione dell’azienda. Ogni azienda (o unità produttiva) si colloca nel gruppo A, B o C in base all’attività svolta, al numero di lavoratori e all’indice infortunistico INAIL della lavorazione. Il gruppo A comprende le attività a rischio più elevato individuate dal decreto (tra cui determinati cantieri e aziende agricole oltre le soglie dimensionali previste); il gruppo B le aziende con tre o più lavoratori non rientranti nel gruppo A; il gruppo C quelle con meno di tre lavoratori. Le aziende di gruppo A comunicano la propria classificazione all’azienda sanitaria competente per il raccordo con il sistema di emergenza.
- Dotazione dei presidi. Gruppi A e B: cassetta di pronto soccorso con il contenuto minimo dell’allegato 1 del decreto, custodita in luogo accessibile e segnalato. Gruppo C: pacchetto di medicazione secondo l’allegato 2. In ogni caso serve un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza sanitaria; per i lavoratori che operano fuori sede il decreto prevede dotazioni dedicate.
- Designazione e formazione degli addetti. Gli addetti al primo soccorso designati dal datore di lavoro seguono un corso specifico: sedici ore per il gruppo A, dodici per i gruppi B e C, con parte pratica svolta sotto la responsabilità di un medico. L’aggiornamento è triennale.
- Integrazione con l’organizzazione delle emergenze. Numeri utili, ubicazione dei presidi e compiti degli addetti confluiscono nel piano di emergenza e nell’informazione ai lavoratori: tutti devono sapere chi chiamare e dove si trova la cassetta.
Cosa controllare in azienda
- La classificazione nel gruppo A, B o C è documentata e coerente con il codice di tariffa INAIL e con il DVR; per il gruppo A è agli atti la comunicazione all’azienda sanitaria.
- Le lettere di designazione degli addetti sono firmate, gli attestati di formazione sono validi e l’aggiornamento triennale è pianificato nello scadenzario.
- Il numero di addetti copre tutti i turni, le sedi e i reparti, tenendo conto di ferie e assenze: un solo addetto formato in un’azienda su due turni lascia scoperta metà dell’orario.
- La cassetta di primo soccorso è completa, segnalata, con presidi non scaduti e una procedura di reintegro dopo l’uso; il medico competente ne ha eventualmente integrato il contenuto in base ai rischi specifici.
- Per squadre esterne, manutentori e autisti sono previsti il pacchetto di medicazione a bordo e un mezzo per contattare l’emergenza sanitaria.
Errori comuni
- Classificarsi “a sensazione”: molte aziende si collocano nel gruppo B senza verificare l’indice infortunistico della propria lavorazione, finendo per sottodimensionare formazione e presidi rispetto al gruppo A.
- Formare una sola persona: la designazione deve garantire la presenza effettiva di un addetto in ogni momento lavorativo, non un adempimento sulla carta.
- Lasciar scadere l’aggiornamento triennale: l’attestato iniziale non basta per sempre; senza retraining la capacità di intervento pratico decade anche formalmente.
- Cassetta abbandonata a sé stessa: presidi scaduti, cassetta chiusa a chiave “per evitare furti” o collocata in un ufficio inaccessibile nei turni notturni vanificano l’intero sistema.
- Confondere primo soccorso e pronto soccorso: l’addetto non fa diagnosi né somministra farmaci; il suo compito è riconoscere l’emergenza, proteggere l’infortunato e attivare correttamente il soccorso sanitario.
- Dimenticare i lavoratori fuori sede: cantieri temporanei, trasferte e attività itineranti richiedono dotazioni e istruzioni dedicate, non coperte dalla cassetta rimasta in sede.
Domande frequenti
Come faccio a capire se la mia azienda è di gruppo A, B o C?
Si guarda l'attività svolta, il numero di lavoratori e l'indice infortunistico INAIL della lavorazione. Nel gruppo A rientrano le attività a rischio più alto individuate dal decreto; nel gruppo B le aziende con tre o più lavoratori che non ricadono nel gruppo A; nel gruppo C quelle con meno di tre lavoratori. L'appartenenza al gruppo A va comunicata all'azienda sanitaria competente.
Quanto dura il corso per gli addetti al primo soccorso?
Sedici ore per le aziende di gruppo A, dodici ore per i gruppi B e C, con una parte pratica svolta sotto la responsabilità di un medico. L'aggiornamento è triennale e riguarda almeno la capacità di intervento pratico.
Cosa deve esserci nella cassetta di primo soccorso?
Il contenuto minimo è fissato dagli allegati del decreto: cassetta di pronto soccorso per i gruppi A e B, pacchetto di medicazione per il gruppo C. Il medico competente può integrare la dotazione in base ai rischi effettivi dell'attività, e il datore di lavoro deve garantirne il reintegro dopo ogni utilizzo.
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