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Guida · Emergenze · 9 min di lettura

Defibrillatore in azienda: quando serve

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il defibrillatore semiautomatico (DAE) salva vite quando l’arresto cardiaco avviene lontano da un ospedale: ogni minuto senza defibrillazione riduce sensibilmente le probabilità di sopravvivenza. Da qui la domanda ricorrente in azienda: “siamo obbligati ad averlo?”. La risposta è più sfumata di un sì o un no, e passa quasi sempre dalla valutazione dei rischi. Vediamo come ragionarci.

Passo 1 — Distingui l’obbligo dalla raccomandazione

Per la generalità delle imprese non esiste, oggi, un obbligo di dotarsi di un DAE. L’obbligo di legge riguarda l’organizzazione del primo soccorso aziendale e il rispetto del DM 388/2003, che stabilisce contenuti della cassetta e formazione degli addetti, ma non impone di per sé il defibrillatore.

L’obbligo scatta invece in casi specifici: settori regolati da norme dedicate (per esempio le società sportive), luoghi ad alta affluenza individuati dai provvedimenti sulla cardioprotezione, o realtà in cui è la stessa azienda, tramite il DVR, a stabilire che il DAE è una misura necessaria. Fuori da questi perimetri il defibrillatore è una scelta consigliata: utile, spesso decisiva, ma non un adempimento sanzionato.

Passo 2 — Fai decidere alla valutazione dei rischi

Il punto di equilibrio è qui. La dotazione di un DAE va motivata (o esclusa) nel documento di valutazione dei rischi, tenendo conto di elementi concreti:

  • numero di persone presenti in contemporanea, lavoratori e visitatori;
  • tempo di intervento del 118: in una zona industriale isolata l’ambulanza impiega più minuti che in centro città, e quei minuti pesano;
  • caratteristiche della popolazione lavorativa ed eventuali sforzi fisici intensi;
  • presenza di più turni, lavoro notturno o sedi distaccate senza presidio sanitario.

Un magazzino della logistica con duecento addetti su tre turni in periferia arriva quasi sempre alla conclusione opposta rispetto a uno studio professionale con cinque persone a due minuti da un ospedale. In entrambi i casi la decisione va scritta e argomentata, non lasciata all’improvvisazione.

Passo 3 — Scegli il dispositivo e dove collocarlo

Se decidi di dotarti del DAE, orientati su un semiautomatico di uso comune, con marcatura CE e indicatore di stato ben visibile. La collocazione è parte della misura, non un dettaglio:

  • posizione centrale e raggiungibile entro pochi minuti da qualsiasi punto della sede;
  • teca segnalata con la cartellonistica dedicata, nota a tutti i lavoratori;
  • per sedi ampie o su più piani, valuta più unità anziché una sola.

Regola pratica: il defibrillatore deve poter essere portato sul luogo dell’emergenza e attivato nel tempo utile. Se per raggiungerlo servono cinque minuti di scale, la misura è solo sulla carta.

Passo 4 — Forma gli addetti (BLSD)

La normativa sulla cardioprotezione consente l’uso del DAE anche a personale non sanitario e, in emergenza, pure a chi non è formato, quando manca un soccorritore abilitato. Questo però non sostituisce la formazione: la scelta solida è collegare il defibrillatore agli addetti al primo soccorso designati e far seguire loro un corso BLSD (Basic Life Support and Defibrillation), integrato con l’ordinario corso di primo soccorso.

L’abilitazione BLSD ha una validità limitata nel tempo: programma i retraining periodici secondo le indicazioni del provider formativo e della normativa regionale, e inserisci le scadenze nello scadenzario della sicurezza insieme agli altri aggiornamenti.

Passo 5 — Manutieni e registra

Un DAE con la batteria scarica o le piastre scadute è peggio di un’assenza, perché genera falsa sicurezza. Il datore di lavoro deve mantenerlo efficiente nel tempo:

  • controllo periodico dell’indicatore di stato (molti modelli fanno un autotest e segnalano l’anomalia);
  • sostituzione di piastre/elettrodi e batteria entro le date di scadenza indicate dal fabbricante;
  • registrazione dei controlli e delle sostituzioni, come per estintori e presidi di emergenza.

Aggancia il DAE al piano di emergenza: chi lo prende, chi chiama il 118, chi accoglie i soccorsi. E collocca il defibrillatore accanto (o vicino) alla cassetta di primo soccorso, così il presidio sanitario è concentrato in un punto noto.

Passo 6 — Metti l’organizzazione alla prova

Come per l’evacuazione, la dotazione vale quanto la capacità di usarla sotto pressione. Inserisci lo scenario “malore/arresto cardiaco” nelle simulazioni, verifica che gli addetti sappiano dove si trova il DAE e come attivarlo, che i numeri di emergenza siano affissi e che il percorso fino al dispositivo sia sempre libero. È in quei minuti che si capisce se la misura funziona davvero.

Checklist del defibrillatore in azienda

  • Presenza (o esclusione) del DAE motivata nel DVR in base ai rischi reali
  • Dispositivo con marcatura CE e indicatore di stato funzionante
  • Collocazione centrale, segnalata e raggiungibile nel tempo utile
  • Addetti al primo soccorso con corso BLSD e retraining programmati
  • Controlli periodici di batteria, piastre ed elettrodi, con registrazione
  • DAE integrato nel piano di emergenza e nelle prove pratiche
  • Numeri di emergenza affissi e percorso di accesso sempre libero

Domande frequenti

Il defibrillatore è obbligatorio per legge in tutte le aziende?

No. Non esiste un obbligo generalizzato di dotare ogni azienda di un DAE. L'obbligo di primo soccorso resta quello dell'art. 45 e del DM 388/2003; il defibrillatore diventa dovuto quando lo impone una normativa di settore o quando è la stessa valutazione dei rischi a individuarlo come misura necessaria. Al di fuori di questi casi è una dotazione fortemente raccomandata, non un adempimento sanzionato.

Chi può usare il defibrillatore in azienda?

I DAE sono progettati per l'uso anche da parte di personale non sanitario. La normativa sulla cardioprotezione consente l'uso in emergenza pure a chi non ha una formazione specifica, quando un soccorritore formato non è disponibile. Resta buona pratica formare gli addetti al primo soccorso con un corso BLSD e mantenerne l'abilitazione con i retraining periodici.

Chi si occupa della manutenzione del DAE?

Il datore di lavoro deve garantire che il dispositivo sia sempre efficiente: controllo periodico dell'indicatore di stato, sostituzione di piastre ed elettrodi entro la scadenza, batteria carica. Vanno seguite le indicazioni del fabbricante e registrati i controlli, come per ogni presidio di emergenza.

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