Salta al contenuto
TUS

Guida · Infortuni e INAIL · 11 min di lettura

Procedura aziendale di gestione dell’infortunio

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Quando qualcuno si fa male, il tempo e la lucidità mancano quasi sempre. Una procedura aziendale di gestione dell’infortunio serve esattamente a questo: avere deciso prima chi fa cosa, in che ordine e con quali tempi, così che nel momento critico non si improvvisi. Non è un adempimento formale, è lo strumento che tiene insieme soccorso, obblighi verso l’INAIL, apprendimento dall’evento e aggiornamento della prevenzione.

Passo 1 — Soccorso e messa in sicurezza

La prima priorità è sempre la persona. La procedura deve dire con chiarezza cosa fare nei primi minuti: attivare gli addetti al primo soccorso designati, chiamare il 112/118 quando serve, mettere in sicurezza l’area per evitare che l’infortunio si ripeta o coinvolga altri. Vanno indicati per nome o per ruolo gli addetti, l’ubicazione delle cassette o del pacchetto di medicazione e le vie d’accesso per i mezzi di soccorso.

Esempio concreto: in un reparto produttivo la procedura prevede che l’operatore più vicino interrompa la lavorazione e chiami l’addetto di turno, che valuta la gravità; per i casi gravi è il preposto a coordinare l’arrivo dell’ambulanza al cancello carrabile, tenendolo libero.

Passo 2 — Prima informazione interna

Subito dopo il soccorso, l’evento deve risalire la catena. La procedura stabilisce chi avvisa chi: di norma il lavoratore o chi era presente informa il preposto, il preposto informa il datore di lavoro o il dirigente e l’ufficio del personale. È utile coinvolgere fin da subito RSPP e RLS, perché l’analisi delle cause parte meglio quando la memoria dell’evento è fresca e il luogo non è ancora stato ripristinato.

Passo 3 — Raccolta del certificato medico

Dal certificato medico dipendono gli adempimenti successivi. La procedura deve prevedere che il lavoratore (o chi per lui) trasmetta tempestivamente all’azienda i dati del certificato rilasciato dal pronto soccorso o dal medico: numero identificativo, diagnosi e giorni di prognosi. Oggi il certificato viaggia in via telematica verso l’INAIL direttamente dal medico, ma l’azienda deve comunque acquisire gli estremi per adempiere nei termini.

Passo 4 — Denuncia e comunicazione agli enti

Qui la procedura si limita a richiamare gli obblighi, con i relativi termini, senza lasciare spazio all’improvvisazione. In sintesi:

  • denuncia di infortunio all’INAIL per gli eventi con prognosi che supera la soglia di legge, da inviare entro il termine previsto dalla normativa a decorrere dalla ricezione del certificato medico;
  • comunicazione a fini statistici e informativi per gli infortuni che comportano assenza secondo le soglie stabilite;
  • informativa all’autorità nei casi più gravi, secondo quanto previsto.

Termini esatti, soglie di prognosi e sanzioni cambiano e vanno verificati sulla fonte: li trovi dettagliati nella guida Denuncia di infortunio all’INAIL. La regola d’oro della procedura è indicare il responsabile dell’invio (tipicamente l’ufficio del personale o un consulente) e un meccanismo di controllo del rispetto delle scadenze, così che nessun termine salti per dimenticanza.

Passo 5 — Registrazione interna dell’evento

Indipendentemente dagli adempimenti verso l’INAIL, conviene registrare ogni infortunio in un archivio aziendale: data, luogo, mansione, dinamica, parte del corpo lesa, giorni di assenza, testimoni. Serve a ricostruire l’andamento nel tempo, ad alimentare gli indicatori di sicurezza e a dimostrare attenzione in caso di controllo. Sul valore e sui limiti di questo strumento dopo l’avvento dei flussi telematici, vedi Il registro infortuni.

Passo 6 — Indagine sulle cause

È il passo che trasforma un obbligo in prevenzione vera. La procedura deve prevedere, per ogni infortunio non del tutto banale, una breve indagine condotta da datore di lavoro o dirigente insieme a RSPP e con il coinvolgimento del RLS. L’obiettivo non è trovare un colpevole ma ricostruire la catena di cause: condizione tecnica, fattore organizzativo, comportamento, formazione mancante.

Esempio concreto: un taglio alla mano durante la pulizia di una macchina rivela che l’operatore non aveva tolto tensione perché la procedura di fermo non era nota. La causa vera non è la distrazione, ma l’assenza di una procedura di messa in sicurezza conosciuta e addestrata.

Passo 7 — Azioni correttive e aggiornamento del DVR

L’indagine deve sfociare in decisioni con responsabili e date: modifica di un riparo, revisione di una procedura, formazione mirata, acquisto di DPI adeguati. Quando l’infortunio è significativo, scatta anche l’obbligo di riesaminare la valutazione dei rischi: la procedura rinvia perciò alla gestione dell’aggiornamento del DVR dopo un infortunio. Chiudere il cerchio significa verificare, dopo qualche tempo, che le azioni decise siano state davvero attuate ed efficaci.

Collegare infortuni e mancati infortuni

Una procedura matura non aspetta il sangue per attivarsi. Gli stessi canali di segnalazione e analisi vanno usati per i near miss: i mancati infortuni sono eventi gratuiti da cui imparare prima che si trasformino in danni. Integrare la loro raccolta nel medesimo flusso è il segno che la gestione dell’infortunio è entrata nella cultura dell’azienda, e non resta un modulo da compilare a cose fatte.

Checklist della procedura

  • Chi presta il primo soccorso e come si attivano i soccorsi esterni
  • Modalità di messa in sicurezza dell’area dopo l’evento
  • Catena di informazione interna, con RSPP e RLS coinvolti
  • Acquisizione del certificato medico e dei suoi estremi
  • Responsabile e controllo delle scadenze per denunce e comunicazioni
  • Registrazione interna dell’evento in un archivio ordinato
  • Indagine sulle cause e definizione di azioni correttive con responsabili e date
  • Verifica dell’efficacia e, nei casi previsti, aggiornamento del DVR

Domande frequenti

  • Avere una procedura scritta sull'infortunio è obbligatorio?

    Non esiste un singolo articolo che imponga un documento intitolato «procedura infortuni». L'obbligo nasce però di fatto: la gestione delle emergenze e del primo soccorso va organizzata, gli infortuni rilevanti impongono di riesaminare la valutazione dei rischi e le denunce agli enti hanno termini precisi. Mettere tutto in una procedura è il modo più solido per dimostrare di aver adempiuto.

  • Chi deve conoscere la procedura in azienda?

    Tutti, ma a livelli diversi. Ogni lavoratore deve sapere chi chiamare e dove si trova la cassetta di primo soccorso; preposti, addetti alle emergenze e ufficio del personale devono conoscere il flusso completo, dalla gestione del certificato medico alla denuncia. La procedura va richiamata nella formazione e nell'informazione, non lasciata in un faldone.

  • Un infortunio lieve va comunque gestito con la procedura?

    Sì. Anche l'evento con pochi giorni di prognosi va soccorso, registrato e analizzato: spesso un infortunio lieve e un mancato infortunio condividono la stessa causa di uno grave. Cambiano gli adempimenti verso l'INAIL in base alla durata della prognosi, non l'utilità di capire perché è successo.