Scheda rischio
Monossido di carbonio
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore e insapore prodotto dalla combustione incompleta di sostanze contenenti carbonio: benzina, gasolio, metano, GPL, legna, carbone. La sua pericolosità nasce proprio dall’assenza di segnali di allarme naturali: si accumula senza che nessuno lo percepisca. Una volta inalato, si lega all’emoglobina formando carbossiemoglobina e sottrae ossigeno ai tessuti, con effetti che vanno da cefalea, nausea e vertigini fino alla perdita di coscienza e alla morte per esposizioni elevate o prolungate.
Dove si presenta
Il CO è un rischio trasversale, presente ovunque avvenga una combustione in ambiente chiuso o mal ventilato:
- Centrali termiche e caldaie mal regolate o con canne fumarie ostruite;
- Autorimesse, box e officine con motori accesi al chiuso (gas di scarico);
- Carrelli elevatori e macchine a combustione interna usati in magazzini e capannoni;
- Cucine professionali con fornelli a gas e scarso ricambio d’aria;
- Cantieri con generatori, gruppi elettrogeni, riscaldatori a fiamma o taglio termico in ambienti confinati;
- Spazi confinati (serbatoi, cisterne, vasche, cunicoli) dove il gas ristagna e raggiunge concentrazioni letali.
Cosa dice la norma
Il monossido di carbonio è un agente chimico pericoloso: rientra quindi nel Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008, dedicato agli agenti chimici. La valutazione del rischio è disciplinata dall’articolo 223, mentre le misure e i principi generali di prevenzione sono all’articolo 224. Il CO ha inoltre un valore limite di esposizione professionale fissato nell’Allegato XXXVIII del decreto, cui si deve fare riferimento per stabilire i livelli da non superare (occorre consultare il valore in vigore nella versione aggiornata dell’allegato).
Quando la lavorazione si svolge in spazi confinati o ambienti sospetti di inquinamento, si applicano anche le regole specifiche di quel contesto, dove il CO è uno dei gas più temuti insieme alla carenza di ossigeno.
Come si valuta
- Individuare le sorgenti: censire tutti i processi di combustione e i motori a combustione interna, anche saltuari, e gli ambienti in cui i loro prodotti possono ristagnare.
- Analizzare le schede di sicurezza dei combustibili e le informazioni delle attrezzature che generano gas di scarico.
- Stimare o misurare l’esposizione: nei casi non trascurabili servono misurazioni strumentali della concentrazione in aria, da confrontare con il valore limite dell’Allegato XXXVIII; vanno considerati i picchi durante avviamenti, guasti e manovre in ambienti chiusi.
- Verificare la ventilazione: valutare il ricambio d’aria reale rispetto ai requisiti di aerazione dei luoghi di lavoro (Allegato IV).
- Aggiornare la valutazione a ogni modifica di impianti, attrezzature o layout che cambi le condizioni di emissione.
Le misure, in ordine di priorità
- Eliminazione e sostituzione: preferire attrezzature elettriche a quelle a combustione interna negli ambienti chiusi (carrelli elettrici al posto di quelli a motore endotermico).
- Misure tecniche: aspirazione localizzata dei gas di scarico, canalizzazione dei fumi all’esterno, manutenzione e regolazione periodica di caldaie e bruciatori, ventilazione adeguata degli ambienti.
- Rilevazione e allarme: installazione di rilevatori di CO fissi con allarme dove l’accumulo è possibile, e uso di rilevatori portatili personali per le attività in spazi confinati o a rischio.
- Misure organizzative: procedure di lavoro, divieto di far funzionare motori al chiuso, permessi di lavoro per gli spazi confinati, presidio e sistema di recupero dell’operatore.
- DPI: nelle attività a rischio elevato o in ingresso in spazi confinati possono essere necessari autorespiratori; i comuni facciali filtranti non proteggono dal CO, perché il gas non viene trattenuto dai filtri antipolvere.
Sorveglianza sanitaria
Quando l’esposizione al CO non è irrilevante per la salute, si applica la sorveglianza sanitaria prevista per gli agenti chimici (Titolo IX). Il medico competente definisce protocollo e periodicità in base ai livelli di esposizione e alla mansione, valutando in particolare i lavoratori con condizioni cardiache o respiratorie più sensibili. Gli esiti collettivi anonimi rientrano nella valutazione del rischio. Per un inquadramento generale è utile la guida alla sorveglianza sanitaria.
Emergenza e primo soccorso
In caso di sospetta intossicazione, la prima misura è allontanare la persona dall’ambiente e portarla all’aria aperta, mettendo in sicurezza i soccorritori (mai entrare senza protezione in un ambiente saturo). L’ossigenoterapia precoce è determinante: va attivato subito il soccorso sanitario. Le procedure di emergenza per gli ambienti a rischio CO devono essere previste nel piano di emergenza e nei permessi di lavoro per gli spazi confinati.
Errori comuni
- Affidarsi all’olfatto: il CO non ha odore, quindi “non sento niente” non significa “non c’è rischio”.
- Lasciare motori accesi al chiuso anche solo per pochi minuti (riscaldare l’abitacolo, spostare un mezzo in officina).
- Confondere i filtri: le mascherine antipolvere o i facciali filtranti non offrono alcuna protezione contro il monossido.
- Trascurare la manutenzione di caldaie, canne fumarie e sistemi di aspirazione, causa frequente di accumuli imprevisti.
Domande frequenti
Perché il monossido di carbonio è così pericoloso?
Perché è inodore, incolore e insapore: non dà alcun preavviso sensoriale. Nel sangue si lega all'emoglobina con affinità molto superiore a quella dell'ossigeno, formando carbossiemoglobina e riducendo il trasporto di ossigeno ai tessuti. Per questo l'esposizione può diventare grave o letale prima che il lavoratore percepisca il pericolo.
Serve un rilevatore di monossido di carbonio negli ambienti di lavoro?
Dove la combustione può liberare CO in ambienti chiusi o poco ventilati — centrali termiche, autorimesse, cucine, spazi confinati — la rilevazione strumentale (fissa con allarme o portatile personale) è spesso l'unica misura in grado di segnalare in tempo l'accumulo, non percepibile dai sensi. La necessità va stabilita nella valutazione del rischio.
L'intossicazione da monossido di carbonio è un infortunio o una malattia professionale?
L'esposizione acuta con effetti immediati si configura di norma come infortunio sul lavoro, con i relativi obblighi di denuncia all'INAIL. La valutazione del singolo caso spetta al medico competente e all'Istituto in base alle circostanze e alla documentazione clinica.