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Scheda rischio

Monossido di carbonio

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Il monossido di carbonio (CO) è un gas inodore, incolore e insapore prodotto dalla combustione incompleta di sostanze contenenti carbonio: benzina, gasolio, metano, GPL, legna, carbone. La sua pericolosità nasce proprio dall’assenza di segnali di allarme naturali: si accumula senza che nessuno lo percepisca. Una volta inalato, si lega all’emoglobina formando carbossiemoglobina e sottrae ossigeno ai tessuti, con effetti che vanno da cefalea, nausea e vertigini fino alla perdita di coscienza e alla morte per esposizioni elevate o prolungate.

Dove si presenta

Il CO è un rischio trasversale, presente ovunque avvenga una combustione in ambiente chiuso o mal ventilato:

  • Centrali termiche e caldaie mal regolate o con canne fumarie ostruite;
  • Autorimesse, box e officine con motori accesi al chiuso (gas di scarico);
  • Carrelli elevatori e macchine a combustione interna usati in magazzini e capannoni;
  • Cucine professionali con fornelli a gas e scarso ricambio d’aria;
  • Cantieri con generatori, gruppi elettrogeni, riscaldatori a fiamma o taglio termico in ambienti confinati;
  • Spazi confinati (serbatoi, cisterne, vasche, cunicoli) dove il gas ristagna e raggiunge concentrazioni letali.

Cosa dice la norma

Il monossido di carbonio è un agente chimico pericoloso: rientra quindi nel Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008, dedicato agli agenti chimici. La valutazione del rischio è disciplinata dall’articolo 223, mentre le misure e i principi generali di prevenzione sono all’articolo 224. Il CO ha inoltre un valore limite di esposizione professionale fissato nell’Allegato XXXVIII del decreto, cui si deve fare riferimento per stabilire i livelli da non superare (occorre consultare il valore in vigore nella versione aggiornata dell’allegato).

Quando la lavorazione si svolge in spazi confinati o ambienti sospetti di inquinamento, si applicano anche le regole specifiche di quel contesto, dove il CO è uno dei gas più temuti insieme alla carenza di ossigeno.

Come si valuta

  1. Individuare le sorgenti: censire tutti i processi di combustione e i motori a combustione interna, anche saltuari, e gli ambienti in cui i loro prodotti possono ristagnare.
  2. Analizzare le schede di sicurezza dei combustibili e le informazioni delle attrezzature che generano gas di scarico.
  3. Stimare o misurare l’esposizione: nei casi non trascurabili servono misurazioni strumentali della concentrazione in aria, da confrontare con il valore limite dell’Allegato XXXVIII; vanno considerati i picchi durante avviamenti, guasti e manovre in ambienti chiusi.
  4. Verificare la ventilazione: valutare il ricambio d’aria reale rispetto ai requisiti di aerazione dei luoghi di lavoro (Allegato IV).
  5. Aggiornare la valutazione a ogni modifica di impianti, attrezzature o layout che cambi le condizioni di emissione.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Eliminazione e sostituzione: preferire attrezzature elettriche a quelle a combustione interna negli ambienti chiusi (carrelli elettrici al posto di quelli a motore endotermico).
  2. Misure tecniche: aspirazione localizzata dei gas di scarico, canalizzazione dei fumi all’esterno, manutenzione e regolazione periodica di caldaie e bruciatori, ventilazione adeguata degli ambienti.
  3. Rilevazione e allarme: installazione di rilevatori di CO fissi con allarme dove l’accumulo è possibile, e uso di rilevatori portatili personali per le attività in spazi confinati o a rischio.
  4. Misure organizzative: procedure di lavoro, divieto di far funzionare motori al chiuso, permessi di lavoro per gli spazi confinati, presidio e sistema di recupero dell’operatore.
  5. DPI: nelle attività a rischio elevato o in ingresso in spazi confinati possono essere necessari autorespiratori; i comuni facciali filtranti non proteggono dal CO, perché il gas non viene trattenuto dai filtri antipolvere.

Sorveglianza sanitaria

Quando l’esposizione al CO non è irrilevante per la salute, si applica la sorveglianza sanitaria prevista per gli agenti chimici (Titolo IX). Il medico competente definisce protocollo e periodicità in base ai livelli di esposizione e alla mansione, valutando in particolare i lavoratori con condizioni cardiache o respiratorie più sensibili. Gli esiti collettivi anonimi rientrano nella valutazione del rischio. Per un inquadramento generale è utile la guida alla sorveglianza sanitaria.

Emergenza e primo soccorso

In caso di sospetta intossicazione, la prima misura è allontanare la persona dall’ambiente e portarla all’aria aperta, mettendo in sicurezza i soccorritori (mai entrare senza protezione in un ambiente saturo). L’ossigenoterapia precoce è determinante: va attivato subito il soccorso sanitario. Le procedure di emergenza per gli ambienti a rischio CO devono essere previste nel piano di emergenza e nei permessi di lavoro per gli spazi confinati.

Errori comuni

  1. Affidarsi all’olfatto: il CO non ha odore, quindi “non sento niente” non significa “non c’è rischio”.
  2. Lasciare motori accesi al chiuso anche solo per pochi minuti (riscaldare l’abitacolo, spostare un mezzo in officina).
  3. Confondere i filtri: le mascherine antipolvere o i facciali filtranti non offrono alcuna protezione contro il monossido.
  4. Trascurare la manutenzione di caldaie, canne fumarie e sistemi di aspirazione, causa frequente di accumuli imprevisti.

Domande frequenti

  • Perché il monossido di carbonio è così pericoloso?

    Perché è inodore, incolore e insapore: non dà alcun preavviso sensoriale. Nel sangue si lega all'emoglobina con affinità molto superiore a quella dell'ossigeno, formando carbossiemoglobina e riducendo il trasporto di ossigeno ai tessuti. Per questo l'esposizione può diventare grave o letale prima che il lavoratore percepisca il pericolo.

  • Serve un rilevatore di monossido di carbonio negli ambienti di lavoro?

    Dove la combustione può liberare CO in ambienti chiusi o poco ventilati — centrali termiche, autorimesse, cucine, spazi confinati — la rilevazione strumentale (fissa con allarme o portatile personale) è spesso l'unica misura in grado di segnalare in tempo l'accumulo, non percepibile dai sensi. La necessità va stabilita nella valutazione del rischio.

  • L'intossicazione da monossido di carbonio è un infortunio o una malattia professionale?

    L'esposizione acuta con effetti immediati si configura di norma come infortunio sul lavoro, con i relativi obblighi di denuncia all'INAIL. La valutazione del singolo caso spetta al medico competente e all'Istituto in base alle circostanze e alla documentazione clinica.