Guida · Valutazioni · 10 min di lettura
Valutare il rischio da monossido di carbonio
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il monossido di carbonio è insidioso proprio perché non si vede e non si sente: incolore, inodore, non irritante. Chi ne respira concentrazioni pericolose spesso non se ne accorge finché non compaiono i sintomi. Per questo la valutazione non può basarsi sulla percezione dei lavoratori, ma su un’analisi tecnica delle sorgenti e delle condizioni di ventilazione. Vediamo come costruirla.
Passo 1 — Individua le sorgenti di combustione
Il CO nasce da ogni combustione incompleta. Fai un censimento onesto di dove, in azienda, si brucia qualcosa: motori endotermici usati in ambienti chiusi o semichiusi (carrelli elevatori a GPL o diesel in magazzino, mezzi in officina, gruppi elettrogeni), impianti termici e caldaie, forni e bruciatori, processi di saldatura e taglio, griglie e fuochi in cucina, riscaldatori a fiamma libera nei cantieri invernali. Non trascurare le situazioni transitorie: un generatore acceso “solo per un’ora” in un locale interrato è tra le cause tipiche di intossicazione.
Passo 2 — Inquadra il rischio come agente chimico
Il monossido di carbonio è un agente chimico pericoloso: la sua valutazione rientra nell’obbligo generale dell’art. 28 e nella disciplina specifica del Titolo IX, Capo I, sugli agenti chimici. Applica quindi il percorso della valutazione del rischio chimico: identificazione del pericolo, stima dell’esposizione, confronto con i valori limite. Parti dalla scheda di dati di sicurezza quando il CO è presente come sostanza in bombola; quando invece è un sottoprodotto di combustione, la fonte dei dati sono le misurazioni ambientali e le caratteristiche del processo.
Passo 3 — Stima l’esposizione e confrontala con i valori limite
Dove le sorgenti sono significative o gli ambienti poco ventilati, la stima qualitativa non basta: servono misurazioni con rilevatori a lettura diretta o campionamenti sulla mansione. Confronta i risultati con il valore limite di esposizione professionale del CO fissato nell’Allegato XXXVIII, che riporta i valori limite per gli agenti chimici. Ragiona sia sul valore medio sull’intera giornata sia sui picchi di breve durata, perché con il CO conta molto la punta di concentrazione (per esempio all’avviamento di un motore in un locale chiuso). Verifica i criteri e i riferimenti aggiornati direttamente sull’allegato citato, senza affidarti a soglie memorizzate.
Passo 4 — Definisci le misure tecniche (in ordine di priorità)
La gerarchia è chiara: prima si elimina o si riduce la sorgente, poi si ventila, infine si protegge la persona.
- Eliminazione/sostituzione: dove possibile, sostituisci i mezzi endotermici con carrelli elettrici, sposta all’esterno generatori e bruciatori, usa attrezzature a minori emissioni.
- Ventilazione e aerazione: i luoghi di lavoro devono garantire aria salubre in quantità sufficiente (art. 63 e requisiti dell’Allegato IV); prevedi aspirazione localizzata sui gas di scarico e ricambi d’aria adeguati nei locali dove operano motori.
- Attrezzature idonee e manutenute: le macchine a combustione vanno usate secondo l’art. 71 e i requisiti degli Allegati V e VI; una regolazione corretta della combustione e una manutenzione programmata riducono drasticamente le emissioni di CO.
- Rilevazione e allarme: installa rilevatori fissi di CO con soglie di preallarme e allarme nei locali critici. Gli impianti elettrici a servizio della rilevazione vanno realizzati a regola d’arte secondo le norme tecniche di riferimento (norme CEI applicabili), e il sistema va sottoposto a verifica e taratura periodica.
Passo 5 — Aggiungi misure organizzative, DPI ed emergenza
Le misure tecniche vanno completate da procedure: divieto di far funzionare motori in ambienti chiusi senza aspirazione, permessi di lavoro, limiti di tempo, presenza di più operatori. Per gli interventi in ambienti a rischio di accumulo scegli la protezione delle vie respiratorie adeguata, ricordando che i filtranti non proteggono in carenza di ossigeno: in quel caso servono autorespiratori. Quando il CO è un pericolo negli spazi confinati, applica la procedura specifica con misurazione preventiva dell’atmosfera e sorveglianza dall’esterno. Predisponi la segnaletica di sicurezza di avvertimento e le indicazioni di emergenza secondo le prescrizioni degli Allegati da XXIV a XXXII.
Passo 6 — Collega la sorveglianza sanitaria
Dove l’esposizione lo richiede, coinvolgi il medico competente per definire il protocollo di sorveglianza sanitaria. L’intossicazione da CO è un evento acuto e grave: la valutazione deve prevedere la gestione del malore improvviso e la formazione degli addetti al primo soccorso sui sintomi (cefalea, nausea, vertigini, confusione) e sulle manovre da attuare, a partire dall’allontanamento immediato dall’ambiente.
Passo 7 — Documenta tutto nel DVR
La valutazione del rischio da CO non è un foglio a parte: confluisce nel DVR come valutazione specifica di agente chimico. Riporta le sorgenti individuate, le misurazioni effettuate, il confronto con i valori limite, le misure adottate con responsabili e tempi, la periodicità delle verifiche su ventilazione e rilevatori. Un esempio di misura ben scritta: “installazione di due rilevatori fissi di CO nel magazzino con carrelli GPL, collegati all’attivazione dell’aspirazione, verifica semestrale e taratura annuale — responsabile: RSPP, entro il secondo trimestre”.
Checklist essenziale
- Censite tutte le sorgenti di combustione, comprese quelle occasionali
- Rischio inquadrato tra gli agenti chimici (Titolo IX, Capo I)
- Esposizione stimata e confrontata con l’Allegato XXXVIII
- Ventilazione e aerazione verificate (art. 63, Allegato IV)
- Attrezzature a combustione idonee e manutenute (art. 71, Allegati V e VI)
- Rilevatori installati, tarati e sottoposti a verifica periodica
- DPI, procedure ed emergenza definiti; segnaletica presente
- Sorveglianza sanitaria valutata con il medico competente
- Valutazione integrata nel DVR con misure, responsabili e scadenze
Domande frequenti
Il monossido di carbonio va valutato anche se non lo produco in modo intenzionale?
Sì. Il CO è un prodotto di combustione incompleta: si forma ovunque bruci un combustibile in carenza di ossigeno. Motori endotermici in ambienti chiusi, generatori, caldaie, forni, saldatura, griglie a carbone lo producono come sottoprodotto. La valutazione è dovuta ai sensi dell'art. 28 anche quando la sostanza non è utilizzata come materia prima.
Bastano i rilevatori di CO per essere a posto?
No. I rilevatori sono una misura di protezione e allarme, non la soluzione del problema. La priorità va alla prevenzione: eliminare la sorgente, ventilare, usare attrezzature idonee. Il sistema di rilevazione integra queste misure e va progettato, installato e mantenuto in efficienza, non lasciato a batteria scarica in un angolo.
Il CO rientra nel rischio chimico o nel rischio incendio/esplosione?
Principalmente nel rischio chimico: è un agente chimico pericoloso per la salute (asfissiante sistemico). È però anche infiammabile, quindi in presenza di accumuli rilevanti va coordinata la valutazione con quella del rischio di incendio ed esplosione.