Scheda rischio
Microclima
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Il microclima è l’insieme dei parametri fisici dell’aria che determinano lo scambio termico tra il corpo e l’ambiente: temperatura, umidità relativa, velocità dell’aria e calore radiante. Quando questo equilibrio salta, le conseguenze vanno dal semplice disagio — che riduce concentrazione e produttività — fino a veri quadri patologici: colpo di calore, disidratazione, congelamento, aggravamento di malattie cardiovascolari o respiratorie. Il punto spesso frainteso è che il microclima non riguarda solo i reparti “estremi”: anche un ufficio mal ventilato o una postazione sotto una bocchetta di condizionata genera lamentele legittime e, a volte, contenzioso.
Cosa dice la norma
Il microclima è trattato dal Testo Unico su due piani distinti che conviene tenere insieme.
Il primo è quello dei luoghi di lavoro: il Titolo II rinvia all’Allegato IV, che ai requisiti degli ambienti chiede una temperatura adeguata all’organismo durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi applicati e degli sforzi richiesti, oltre a condizioni di aerazione, umidità e assenza di correnti d’aria moleste. È il riferimento per uffici, negozi, magazzini e la generalità dei locali chiusi. La norma non indica gradi centigradi: fissa un obiettivo di adeguatezza, non una soglia numerica.
Il secondo piano è quello degli agenti fisici: il microclima è espressamente elencato tra gli agenti fisici dall’art. 180, all’interno del Titolo VIII. A differenza di rumore e vibrazioni, però, per il microclima il legislatore non ha previsto un Capo dedicato con valori di azione e valori limite: si applica quindi la disciplina generale, in particolare l’obbligo di valutazione dei rischi da agenti fisici dell’art. 181. Per gli approfondimenti puntuali su indici e strumenti rimandiamo sempre alla fonte ufficiale e alla norma tecnica applicabile.
Come si valuta
La valutazione parte dalla distinzione tra ambienti “moderati” e ambienti “severi”.
- Ambienti moderati (uffici, terziario, attività sedentarie): l’obiettivo è il comfort. Si usa il metodo degli indici PMV/PPD, che stimano il voto medio previsto e la percentuale di insoddisfatti a partire dai quattro parametri fisici combinati con dispendio metabolico e isolamento del vestiario (norma tecnica UNI EN ISO 7730).
- Ambienti severi caldi (fonderie, vetrerie, cucine, lavoro all’aperto d’estate): qui non ha senso parlare di comfort, si stima lo stress termico. L’indice di riferimento è il WBGT (norma UNI EN ISO 7243), che confronta il carico termico con limiti tarati sull’impegno fisico della mansione.
- Ambienti severi freddi (celle frigorifere, magazzini refrigerati, cantieri invernali): si valuta l’isolamento termico richiesto del vestiario con indici dedicati (norma UNI EN ISO 11079).
In tutti i casi la misurazione va fatta con strumenti idonei, nelle condizioni reali e nei periodi critici dell’anno, e i risultati confluiscono nel DVR. La valutazione del microclima è tanto più necessaria quanto più l’ambiente si allontana dalla condizione d’ufficio.
Le misure, in ordine di priorità
- Sull’ambiente e sugli impianti: dimensionamento corretto di riscaldamento, raffrescamento e ricambi d’aria; schermatura delle sorgenti di calore radiante; isolamento delle superfici fredde; eliminazione delle correnti d’aria dirette sulle postazioni.
- Organizzative: rotazione del personale nei reparti severi, pause in aree climatizzate, gestione dei ritmi nelle ore più calde, acclimatazione graduale dei neoassunti, disponibilità di acqua per il caldo e di bevande calde per il freddo.
- Individuali: abbigliamento e DPI adeguati alla condizione termica — indumenti isolanti o traspiranti, guanti per le celle frigorifere — sempre come misura residua rispetto agli interventi ambientali.
Per le esposizioni estreme valgono in aggiunta le indicazioni specifiche delle schede caldo estremo e stress termico e lavoro al freddo.
Sorveglianza sanitaria
Il microclima non ha un protocollo sanitario tipizzato dalla legge. La sorveglianza sanitaria diventa però necessaria quando la valutazione evidenzia un rischio per la salute, in particolare negli ambienti termici severi o per lavoratori con condizioni cliniche che riducono la tolleranza al caldo o al freddo. In questi casi il medico competente definisce il protocollo — visite e accertamenti — sulla base dell’esposizione effettiva, e i giudizi di idoneità tengono conto della compatibilità individuale con la mansione.
Errori comuni
- Confondere comfort e sicurezza: pretendere il WBGT in un open space è sproporzionato, ignorare lo stress termico in fonderia è un’omissione grave. L’indice va scelto in base all’ambiente.
- Misurare nel mese sbagliato: una fonometria del microclima fatta ad aprile non dice nulla sul reparto di luglio. I rilievi vanno nei periodi critici.
- Dimenticare le correnti d’aria: molte lamentele in ufficio nascono da una bocchetta mal orientata, non dalla temperatura media, che risulta “a norma”.
- Trascurare l’acclimatazione: gli infortuni da calore colpiscono più spesso i neoassunti e i lavoratori tornati dalle ferie, non i più esposti in senso cronico.
Domande frequenti
Esiste una temperatura di legge per gli uffici?
No. Il D.Lgs. 81/2008 non fissa un valore numerico obbligatorio: chiede che la temperatura sia adeguata all'organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici. I valori di comfort (indicativamente 18-24 °C per attività sedentarie) derivano dalle norme tecniche, non da una soglia sanzionabile.
Quando il microclima diventa un rischio da valutare seriamente?
Quando l'ambiente è severo — reparti caldi come fonderie e vetrerie, celle frigorifere, lavorazioni all'aperto — oppure quando i lavoratori segnalano disagio ricorrente. In questi casi la valutazione va oltre il comfort e stima lo stress termico con indici dedicati.
Il microclima richiede la sorveglianza sanitaria?
Non ha un protocollo specifico come rumore o vibrazioni. La sorveglianza scatta se dalla valutazione emerge un rischio per la salute — tipicamente negli ambienti termici severi — e il medico competente definisce il protocollo in funzione dell'esposizione reale.
Approfondisci
- ArticoloArt. 180 — Definizioni e campo di applicazione
- ArticoloArt. 181 — Valutazione dei rischi
- AllegatoAllegato IV — Requisiti dei luoghi di lavoro
- GuidaMicroclima: quando valutarlo e con quali indici
- RischioCaldo estremo e stress termico
- RischioLavoro al freddo e celle frigorifere
- SettoreUffici e terziario