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TUS

Scheda rischio

Sorgenti laser

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il rischio in breve

Un fascio laser concentra un’elevata energia su una superficie minima e su una singola lunghezza d’onda. Per l’occhio questo è particolarmente insidioso: la radiazione visibile e nel vicino infrarosso viene focalizzata dal cristallino sulla retina, dove basta una frazione di secondo per provocare una lesione permanente, spesso indolore e quindi non avvertita sul momento. Le lunghezze d’onda nell’ultravioletto e nel lontano infrarosso colpiscono invece cornea e cute, con rischio di ustioni e fotocheratiti.

Il pericolo non è solo il fascio diretto: contano anche le riflessioni speculari su superfici lucide (utensili, viti, vetri) e, per le sorgenti più potenti, la radiazione diffusa. Ai processi di taglio, saldatura e marcatura si aggiungono rischi indiretti: fumi e vapori di lavorazione, radiazione ottica secondaria, rischio elettrico degli alimentatori e, nelle sorgenti industriali, incendio.

Cosa dice la norma

Le sorgenti laser sono radiazioni ottiche artificiali e rientrano nel Titolo VIII, Capo V del D.Lgs. 81/2008 (artt. 213-220), che disciplina insieme sorgenti coerenti (laser) e incoerenti.

  • L’art. 216 impone di identificare l’esposizione e valutare il rischio, misurando o calcolando i livelli quando necessario.
  • L’art. 217 elenca le misure per eliminare o ridurre il rischio, secondo la gerarchia che privilegia gli interventi alla fonte.
  • L’art. 218 regola la sorveglianza sanitaria.

I valori limite di esposizione (VLE) per occhio e cute sono fissati nell’Allegato XXXVII: sono limiti sotto i quali non si attendono effetti nocivi e non possono essere superati. Il riferimento tecnico per la classificazione degli apparecchi è la norma EN 60825-1, che ripartisce i laser nelle classi 1, 1M, 2, 2M, 3R, 3B e 4, in ordine crescente di pericolosità: la classe 1 è intrinsecamente sicura in condizioni normali, la classe 4 è pericolosa per occhio e pelle anche per riflessione diffusa e può innescare incendi.

Come si valuta

  1. Censimento delle sorgenti: si parte dalla classe dichiarata sull’apparecchio e dai dati del costruttore (lunghezza d’onda, potenza/energia, durata dell’impulso, divergenza).
  2. Analisi dell’uso reale: la stessa sorgente cambia rischio a seconda che il fascio sia confinato in un macchinario chiuso con interblocchi o accessibile durante allineamenti e manutenzione. Le fasi di service e allineamento sono quasi sempre le più critiche.
  3. Confronto con i VLE e grandezze di riferimento: per le sorgenti che lo richiedono si valutano l’Esposizione Massima Permessa (EMP) e, dove utile, la distanza nominale di rischio oculare (NOHD) entro cui il fascio supera i limiti, così da dimensionare zona controllata e barriere.
  4. Rischi connessi: nella valutazione vanno inclusi fumi, radiazione secondaria, rischio elettrico e incendio.

Per i valori tecnici puntuali (EMP, coefficienti, tempi di esposizione) il riferimento è sempre l’Allegato XXXVII e la norma EN 60825-1, non stime approssimative.

Le misure, in ordine di priorità

  1. Alla fonte e tecniche: preferire apparecchi di classe inferiore o con fascio confinato; installare carter, interblocchi che spengono la sorgente all’apertura, arresti di fascio (beam stop), tende e schermi assorbenti non riflettenti.
  2. Organizzative: definire una zona laser controllata con accesso regolamentato, segnaletica dedicata e spia di emissione; scrivere procedure per accensione, allineamento e manutenzione; limitare le persone presenti; per le sorgenti di classe 3B e 4 designare un Addetto alla Sicurezza Laser.
  3. DPI: occhiali di protezione laser scelti per la specifica lunghezza d’onda e per il livello di protezione (marcatura L o R con numero di scala secondo EN 207/EN 208), oltre a indumenti e guanti dove serve. Vale la gerarchia dell’art. 217: il DPI copre il rischio residuo dopo le misure collettive. La gestione dei DPI richiede consegna documentata, verifica dell’integrità dei filtri e addestramento.

Esempio concreto: in un’azienda metalmeccanica con impianto di taglio laser fibra, il macchinario di classe 1 in esercizio normale è sicuro; il rischio diventa di classe 4 quando un tecnico apre la cabina per manutenzione a fascio potenzialmente attivo. È proprio quella fase che va procedurata, con interblocchi, LOTO e occhiali adeguati.

Sorveglianza sanitaria

La sorveglianza sanitaria è disciplinata dall’art. 218: il medico competente è coinvolto quando la valutazione evidenzia un rischio per la salute, con attenzione soprattutto all’apparato visivo. In caso di esposizione anomala — sospetto flash oculare, superamento accidentale dei VLE — il lavoratore va sottoposto a controllo medico. Gli esiti collettivi e anonimi rientrano nell’aggiornamento della valutazione, che deve dialogare con la sorveglianza sanitaria e con il protocollo definito dal medico.

Errori comuni

  1. Fidarsi solo della classe: un macchinario di classe 1 non autorizza a ignorare le fasi di manutenzione, dove il fascio può essere accessibile.
  2. Occhiali “universali”: un filtro non calibrato sulla lunghezza d’onda in uso dà una falsa sicurezza; il DPI va scelto sui dati della sorgente.
  3. Trascurare le riflessioni: superfici lucide, utensili e gioielli generano riflessi pericolosi anche fuori dalla direzione del fascio.
  4. Dimenticare i rischi connessi: fumi di processo, rischio elettrico e incendio spesso pesano quanto la radiazione diretta e vanno valutati insieme.

Domande frequenti

I laser rientrano nella valutazione delle radiazioni ottiche artificiali?

Sì. Il laser è una sorgente di radiazione ottica coerente e ricade nel Titolo VIII, Capo V del D.Lgs. 81/2008, insieme alle sorgenti incoerenti. La valutazione del rischio va condotta anche quando l'apparecchio è marcato CE e usato correttamente, perché il livello di rischio dipende dalla classe, dall'uso e dall'ambiente.

Bastano gli occhiali di protezione per lavorare in sicurezza con un laser?

No. Gli occhiali sono l'ultima barriera, non la prima. Vanno prima adottate misure tecniche e organizzative — schermature, interblocchi, delimitazione della zona laser, procedure — e solo il rischio residuo si copre con DPI. Inoltre gli occhiali devono essere scelti per la specifica lunghezza d'onda e potenza: un filtro sbagliato non protegge.

Serve un addetto alla sicurezza laser?

Per le sorgenti più pericolose (tipicamente classe 3B e 4) è prassi consolidata designare un Addetto alla Sicurezza Laser (ASL/TSL), figura tecnica prevista dalle norme di buona tecnica che sovrintende alle procedure, agli allineamenti e alla gestione della zona controllata.

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