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Guida · Documenti · 9 min di lettura

Il registro di consegna dei DPI

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Fornire i dispositivi di protezione individuale non basta: bisogna poter dimostrare di averli consegnati, a chi, quando e in che stato. Il registro di consegna dei DPI è il documento che chiude questo cerchio. Non ha un modello imposto dalla legge, ma è lo strumento con cui il datore di lavoro prova di aver assolto gli obblighi dell’art. 77 e dell’art. 18 — e con cui, specularmente, si richiama il lavoratore all’obbligo di utilizzo previsto dall’art. 20.

Passo 1 — Parti dalla scelta, non dalla consegna

Il registro ha senso solo se a monte c’è stata una scelta corretta del DPI: adeguato al rischio residuo, compatibile con le condizioni di lavoro e con lo stato di salute del lavoratore, conforme ai requisiti di legge (art. 76). La consegna documenta l’ultimo anello di una catena che parte dal DVR e dalla gestione complessiva dei DPI. Se consegni un facciale filtrante senza aver valutato quale protezione serve davvero, il registro certifica solo che hai dato l’oggetto sbagliato.

Passo 2 — Costruisci la riga minima del registro

Ogni consegna deve essere ricostruibile a distanza di tempo. Per ciascun dispositivo riporta:

  • nome e mansione del lavoratore destinatario;
  • tipo di DPI con marca, modello e categoria (I, II o III);
  • quantità consegnata e, dove utile, la taglia;
  • data di consegna;
  • firma del lavoratore per ricevuta;
  • eventuale data di scadenza o di prossima verifica del dispositivo.

Puoi tenere il registro su un unico foglio aziendale per data, oppure con una scheda personale per ogni lavoratore. La scheda individuale è spesso più pratica: raccoglie in un punto solo tutto ciò che quella persona ha ricevuto nel tempo.

Passo 3 — Aggiungi l’informazione e l’addestramento

La consegna non è un atto muto. Il datore di lavoro deve informare il lavoratore sui rischi da cui il DPI protegge, assicurare una formazione adeguata e, per i DPI che proteggono da rischi di morte o danni gravi e per quelli di terza categoria, organizzare uno specifico addestramento tracciato. Nel registro prevedi quindi uno spazio per attestare che l’informazione è stata data e che l’addestramento, quando dovuto, si è svolto: per i DPI di terza categoria — come gli anticaduta o i respiratori — questo passaggio non è un di più, è condizione di legittimità dell’uso.

Passo 4 — Gestisci reintegri, sostituzioni e restituzioni

Un DPI si consuma, si danneggia, scade. Il registro deve registrare non solo la prima consegna ma ogni reintegro e ogni sostituzione, con la relativa data. Così dimostri che il dispositivo è stato mantenuto in stato di efficienza e igiene, come richiede l’art. 77. Prevedi anche la restituzione alla cessazione del rapporto o al cambio di mansione, soprattutto per i dispositivi costosi o personalizzati. Una riga che dice “guanti antitaglio sostituiti il [data] perché usurati” vale più di qualsiasi dichiarazione generica.

Passo 5 — Collega il registro allo scadenzario

Molti DPI hanno una vita utile definita dal fabbricante o verifiche periodiche obbligatorie (è il caso tipico degli anticaduta). Le date di scadenza annotate nel registro vanno riprese nello scadenzario della sicurezza, altrimenti restano lettera morta. Il registro fotografa lo stato attuale; lo scadenzario ti avvisa prima che quel facciale o quell’imbracatura escano dal periodo di validità.

Passo 6 — Fai firmare, o annota il rifiuto

La firma del lavoratore è il cuore probatorio del documento. Se il lavoratore si rifiuta di firmare, non puoi obbligarlo, ma puoi — e devi — documentare comunque l’avvenuta consegna: annota la data, descrivi il DPI e fai controfirmare un testimone (preposto o RSPP). Ricorda che l’uso dei DPI forniti è un preciso obbligo del lavoratore, e il rifiuto sistematico va gestito sul piano disciplinare, non ignorato.

Passo 7 — Conserva e tieni aggiornato

Il registro va conservato in azienda ed esibito in caso di controllo. Seguine la logica insieme agli altri documenti, come spiegato nella guida sulla conservazione dei documenti della sicurezza: un registro che si ferma alla prima dotazione e non segue reintegri e sostituzioni racconta un sistema fermo, non uno vivo. La forma può essere cartacea o digitale, purché la firma sia riconducibile in modo certo al lavoratore e la data non sia alterabile.

Checklist del registro di consegna DPI

  • Dati del lavoratore e mansione
  • Tipo di DPI con marca, modello e categoria
  • Quantità, taglia e data di consegna
  • Firma del lavoratore per ricevuta
  • Attestazione di informazione e, per i DPI di III categoria, di addestramento
  • Registrazione di reintegri, sostituzioni e restituzioni
  • Date di scadenza o verifica collegate allo scadenzario

Domande frequenti

  • Il registro di consegna dei DPI è obbligatorio per legge?

    La legge non impone un modello di registro con questo nome, ma il datore di lavoro deve fornire i DPI adeguati e verificarne l'uso (art. 77). Il registro è lo strumento con cui si dimostra di aver adempiuto: senza una prova scritta della consegna, in caso di controllo o infortunio l'obbligo si considera non assolto.

  • Basta una firma del lavoratore o serve anche la data?

    Servono entrambe, più l'individuazione precisa del DPI consegnato. Data e firma trasformano il documento in prova: certificano quando il lavoratore ha ricevuto quel dispositivo e che ne era a conoscenza. Per i DPI di terza categoria va tracciato anche l'avvenuto addestramento.

  • Il lavoratore può rifiutarsi di firmare la consegna?

    Può rifiutare la firma, ma non il DPI: l'uso dei dispositivi forniti è un obbligo del lavoratore (art. 20). In caso di rifiuto a firmare, annota la circostanza con la data e la presenza di un testimone (preposto o RSPP), così la consegna resta comunque documentata.