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Glossario

Radon

Il radon è un gas radioattivo naturale che si accumula negli ambienti chiusi e costituisce un rischio da radiazioni ionizzanti per i lavoratori: la sua tutela è disciplinata dal D.Lgs. 101/2020, non dal Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008.

Il radon è un gas radioattivo naturale, inodore e incolore, che deriva dal decadimento dell’uranio presente nel suolo e in alcuni materiali da costruzione. All’aperto si disperde, ma negli ambienti chiusi — soprattutto locali interrati e seminterrati — può accumularsi e raggiungere concentrazioni elevate. L’inalazione prolungata dei suoi prodotti di decadimento è riconosciuta come seconda causa di tumore polmonare dopo il fumo.

Perché è un rischio da radiazioni ionizzanti

Il radon è a tutti gli effetti una sorgente di radiazioni ionizzanti: per questo la sua gestione non rientra nel Titolo VIII del D.Lgs. 81/2008, che esclude espressamente le radiazioni ionizzanti, ma è affidata al D.Lgs. 101/2020. Quest’ultimo definisce l’esposizione al radon nei luoghi di lavoro come una specifica situazione di esposizione da tutelare e ne stabilisce i criteri di misura e di intervento.

Cosa deve fare il datore di lavoro

Il datore di lavoro è tenuto a misurare la concentrazione di radon nei luoghi di lavoro individuati come potenzialmente critici — tipicamente locali interrati e seminterrati, ma anche specifiche aree indicate dalle Regioni — affidando le misurazioni a organismi riconosciuti. Se la concentrazione media annua supera il livello di riferimento fissato dalla norma, occorre attuare azioni di rimedio (ventilazione, sigillature, depressurizzazione del vespaio) e, nei casi previsti, coinvolgere l’esperto di radioprotezione e la sorveglianza sanitaria. Per i valori numerici e le soglie di intervento fai sempre riferimento al testo aggiornato del D.Lgs. 101/2020.

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