Glossario
Matrice di rischio
Matrice di rischio: la tabella probabilità per danno usata nel DVR, come si legge una 4x4, quali soglie fissare, errori da evitare e limiti del metodo.
La matrice di rischio è la tabella a doppia entrata con cui si stima il livello di ciascun rischio incrociando la probabilità che il danno si verifichi con la sua gravità. Non è prevista da una norma specifica: è il criterio di valutazione più usato per soddisfare l’art. 28, comma 2, lettera a) del D.Lgs. 81/2008, che impone di dichiarare nel DVR i criteri adottati.
La definizione di rischio come combinazione di probabilità e danno è trattata nella voce dedicata. Qui interessa lo strumento: come si costruisce la tabella, come si legge e dove può trarre in inganno.
Come si legge una matrice 4x4
Nella versione più comune la probabilità (P) e il danno (D) hanno quattro livelli ciascuno, con punteggio da 1 a 4. Il prodotto P × D va da 1 a 16 e ogni cella riceve una fascia di priorità.
| P \ D | 1 Lieve | 2 Medio | 3 Grave | 4 Gravissimo |
|---|---|---|---|---|
| 4 Altamente probabile | 4 | 8 | 12 | 16 |
| 3 Probabile | 3 | 6 | 9 | 12 |
| 2 Poco probabile | 2 | 4 | 6 | 8 |
| 1 Improbabile | 1 | 2 | 3 | 4 |
Le soglie non sono fissate dalla legge: le stabilisce chi valuta e le scrive nel documento. Un’impostazione ricorrente è questa:
- da 1 a 2: rischio basso, si mantengono e si verificano le misure esistenti;
- da 3 a 4: rischio medio, interventi programmati nel medio periodo;
- da 6 a 8: rischio rilevante, interventi da programmare con urgenza;
- da 9 a 16: rischio alto, interventi immediati o sospensione della lavorazione.
Le fasce alimentano il programma delle misure di miglioramento richiesto dalla lettera c) dello stesso comma. Il passo successivo, cioè cosa resta dopo le misure, è il rischio residuo.
Descrittori: dove si decide la qualità della stima
Un numero vale quanto la definizione che lo accompagna. «Probabile» deve significare qualcosa di verificabile, per esempio: l’evento si è già verificato in azienda o in aziende simili, oppure la mancanza rilevata può provocare un danno insieme a un’altra circostanza sfavorevole. Lo stesso vale per il danno: «grave» può indicare un infortunio con inabilità temporanea lunga o effetti irreversibili parziali, «gravissimo» un esito mortale o un’invalidità totale.
Esempio: in un magazzino con transito di carrelli elevatori e pedoni nella stessa corsia, senza percorsi separati, il valutatore assegna P = 3 (sono già capitati quasi-incidenti registrati) e D = 4 (investimento con possibile esito mortale). Il risultato è 12, fascia alta: la separazione dei percorsi va realizzata subito. Dopo la segnaletica orizzontale, le barriere fisiche e la regola di precedenza, P scende a 1 e il rischio a 4.
Errori frequenti
- Media invece di prodotto: sommare o mediare P e D appiattisce i rischi gravi e rari, che finiscono in fascia media.
- Celle uguali, significati diversi: P = 4 e D = 1 vale 4 come P = 1 e D = 4, ma il secondo caso può uccidere. Molte matrici prevedono che un danno gravissimo resti almeno in fascia rilevante.
- Matrice senza legenda: il DVR riporta i punteggi ma non spiega le scale. È una delle carenze descritte nella guida sugli errori più comuni nel DVR.
- Uso al posto delle misure strumentali: per rumore, vibrazioni o agenti chimici la stima a matrice non sostituisce le valutazioni dei titoli specifici del Testo Unico.
Matrice e soglia di accettabilità
La matrice dice quale rischio affrontare per primo, non quando un rischio diventa tollerabile: quella decisione riguarda il rischio accettabile ed è una scelta motivata di chi valuta, non un risultato aritmetico. Come collegare la matrice alle misure, ai responsabili e alle scadenze nel documento è spiegato nella guida su come redigere il DVR. Il testo vigente dell’art. 28 è nella versione consolidata del D.Lgs. 81/2008 su Normattiva.
Domande frequenti
La legge obbliga a usare una matrice di rischio nel DVR?
No. L'art. 28, comma 2, lettera a), del D.Lgs. 81/2008 chiede di indicare nel DVR i criteri adottati per la valutazione, scelti secondo semplicità, brevità e comprensibilità, ma non impone un metodo. La matrice è il criterio più diffuso perché è leggibile, ma si possono usare liste di controllo, indici o misurazioni strumentali, purché il metodo sia spiegato e applicato in modo coerente.
Meglio una matrice 3x3, 4x4 o 5x5?
Dipende dalla complessità dell'azienda. Una 3x3 è sufficiente per attività semplici, ma tende a schiacciare molti rischi nella fascia centrale. Una 4x4 è il compromesso più usato. Una 5x5 distingue meglio, ma richiede definizioni dei livelli molto precise, altrimenti chi valuta oscilla tra un grado e l'altro. Conta più la chiarezza dei descrittori che il numero di righe.
Un rischio basso nella matrice può essere ignorato?
No. Un punteggio basso dice che quel rischio non ha la precedenza, non che sparisce. Le misure già presenti vanno mantenute, controllate e richiamate nella formazione, e la stima va rivista quando cambiano lavorazioni, attrezzature o dopo un infortunio. Inoltre, per i rischi con danno potenzialmente mortale, molte aziende fissano una regola che impedisce di classificarli come bassi.