Glossario
Impianto di messa a terra
Impianto di messa a terra: componenti, come protegge dai contatti indiretti insieme al differenziale, documenti e verifiche DPR 462/2001 dovute in azienda.
L’impianto di messa a terra è l’insieme di dispersori, conduttori di terra, collettore e conduttori di protezione che collega al terreno le masse metalliche degli impianti e degli apparecchi elettrici. In caso di guasto dell’isolamento convoglia la corrente verso terra e, coordinato con le protezioni automatiche, ne provoca l’interruzione prima che la tensione di contatto diventi pericolosa. Nel D.Lgs. 81/2008 rientra nelle misure contro il rischio elettrico degli artt. 80 e seguenti.
Come è fatto e come protegge
La protezione che offre riguarda i contatti indiretti: il contatto con una parte metallica normalmente non in tensione, come la carcassa di una lavatrice industriale o l’armadio di un quadro, che va in tensione per un guasto. Ogni elemento ha un ruolo preciso.
| Componente | Funzione |
|---|---|
| Dispersore | Elemento metallico interrato (picchetto, corda, ferri di fondazione) a contatto con il terreno |
| Conduttore di terra | Collega il dispersore al collettore principale di terra |
| Collettore o nodo principale di terra | Punto in cui confluiscono i conduttori di protezione ed equipotenziali |
| Conduttore di protezione (PE) | Porta la terra a ogni presa e a ogni massa degli apparecchi |
| Conduttori equipotenziali | Collegano le masse estranee, come tubazioni metalliche e strutture, per evitare differenze di potenziale |
Da solo l’impianto non basta: nei sistemi TT, tipici delle utenze alimentate in bassa tensione dalla rete pubblica, è l’interruttore differenziale a interrompere il circuito quando rileva la corrente di guasto verso terra. Terra e differenziale formano un sistema unico, e la resistenza di terra va coordinata con la corrente di intervento del dispositivo. Il quadro complessivo dei pericoli elettrici è nella voce rischio elettrico.
Documenti e verifiche dovuti
Per il datore di lavoro l’impianto di terra comporta tre adempimenti distinti, spesso confusi tra loro.
- Dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore abilitato ai sensi del DM 37/2008, che attesta la realizzazione a regola d’arte.
- Denuncia dell’impianto: entro trenta giorni dalla messa in esercizio il datore di lavoro trasmette la dichiarazione di conformità secondo il DPR 462/2001, oggi per via telematica all’INAIL.
- Verifiche periodiche dell’ASL/ARPA o di un organismo abilitato: ogni cinque anni in generale, ogni due anni in cantieri, locali a uso medico e ambienti a maggior rischio in caso di incendio.
A questi si aggiungono i controlli di buona tecnica che l’art. 86 richiede sugli impianti elettrici, con esito verbalizzato e tenuto a disposizione della vigilanza (testo vigente su Normattiva). La procedura passo per passo, con la scelta del verificatore e la gestione del verbale, è nella guida sulle verifiche dell’impianto di terra.
Errori frequenti
- Considerare la verifica dell’elettricista come verifica di legge: le misure del manutentore sono controlli, non sostituiscono il verbale dell’organismo abilitato.
- Cadenza sbagliata: un magazzino riclassificato a maggior rischio in caso di incendio, o un’area diventata zona ATEX, resta in scadenziario con la periodicità quinquennale invece che biennale.
- Ampliamenti non documentati: un nuovo capannone collegato all’impianto esistente senza nuova dichiarazione di conformità rende incompleta la documentazione dell’intero impianto.
- Conduttori di protezione interrotti: prolunghe, ciabatte o spine sostituite senza PE annullano la protezione a valle, anche con un impianto di terra perfettamente efficiente.
Esempio: un’officina meccanica con 8 dipendenti deve poter esibire dichiarazione di conformità, ricevuta della trasmissione all’INAIL, ultimo verbale di verifica quinquennale ancora valido e registrazione dei controlli periodici sul quadro e sulle macchine.
Domande frequenti
Un ufficio senza macchinari deve far verificare l'impianto di terra?
Sì, se ci sono lavoratori. Il DPR 462/2001 si applica ai luoghi di lavoro in quanto tali, non solo alle officine: anche uno studio professionale con dipendenti deve aver denunciato l'impianto e farlo verificare con la periodicità prevista, di norma quinquennale. La cadenza diventa biennale se l'ambiente è classificato a maggior rischio in caso di incendio o se si tratta di locali a uso medico.
Il differenziale da solo basta a proteggere dalla folgorazione?
Contro i contatti indiretti il differenziale lavora insieme all'impianto di terra: è la corrente che si richiude verso terra attraverso il conduttore di protezione a farlo intervenire rapidamente. Senza terra efficiente la massa in tensione può restare pericolosa finché qualcuno non la tocca. Il differenziale ad alta sensibilità offre anche una protezione addizionale contro i contatti diretti, ma non sostituisce la messa a terra.
Chi misura la resistenza di terra in azienda?
Due soggetti diversi, per scopi diversi. L'installatore o il manutentore elettrico esegue le misure al collaudo e nei controlli periodici di buona tecnica richiesti dall'art. 86. La verifica periodica di legge del DPR 462/2001, invece, può essere svolta solo dall'ASL o ARPA competente oppure da un organismo abilitato, che rilascia il verbale da conservare.