Glossario
Fattore umano
Fattore umano: come capacità e limiti delle persone incidono su errori e infortuni, i tipi di errore, gli agganci nel D.Lgs. 81/2008 e le contromisure.
Il fattore umano è l’insieme delle capacità e dei limiti fisici, cognitivi e psicologici delle persone che, interagendo con attrezzature, ambiente e organizzazione, influenzano la probabilità di errore e di infortunio. Il D.Lgs. 81/2008 non lo definisce, ma lo richiama attraverso i principi ergonomici dell’art. 15 e l’obbligo di affidare i compiti tenendo conto delle capacità dei lavoratori.
Il concetto è vicino all’ergonomia, che però riguarda la progettazione di postazioni e compiti. Il fattore umano spiega invece perché le persone sbagliano anche in un posto di lavoro ben progettato, e come rendere quegli sbagli innocui.
I tipi di errore e le contromisure
Non tutti gli errori sono uguali, e ognuno chiede un rimedio diverso. La classificazione più usata nella prevenzione distingue quattro famiglie.
| Tipo | Cosa succede | Esempio | Contromisura efficace |
|---|---|---|---|
| Svista (slip) | Azione giusta eseguita male | Premere il pulsante accanto a quello voluto | Comandi distinti per forma e colore, protezioni contro l’azionamento accidentale |
| Dimenticanza (lapse) | Un passaggio salta per un vuoto di memoria | Non richiudere una valvola dopo il campionamento | Check-list, interblocchi, segnalazioni di stato |
| Errore di decisione (mistake) | Il piano è sbagliato in partenza | Scegliere l’imbracatura sbagliata per un carico | Formazione, addestramento, istruzioni chiare |
| Violazione | La regola è nota ma viene aggirata | Disattivare un riparo per lavorare più in fretta | Rimuovere la ragione dell’aggiramento, vigilanza del preposto |
La tabella mostra un punto pratico: per sviste e dimenticanze ripetere la formazione serve poco, perché la persona sa già cosa fare. Funzionano le barriere tecniche. Per le violazioni conta capire cosa le rende convenienti: tempi stretti, attrezzature scomode, procedure inapplicabili.
Dove entra nel Testo Unico
Il fattore umano non ha un titolo dedicato, ma tocca obblighi precisi.
- Art. 15, comma 1, lett. d): rispetto dei principi ergonomici nell’organizzazione del lavoro e nella scelta delle attrezzature.
- Art. 18, comma 1, lett. c): nell’affidare i compiti, il datore di lavoro tiene conto delle capacità e delle condizioni dei lavoratori in rapporto alla loro salute e sicurezza.
- Art. 28: la valutazione considera i rischi legati allo stress lavoro-correlato, all’età, al genere e alla provenienza, come approfondisce la guida sulla valutazione delle differenze di genere ed età.
- Formazione e addestramento: servono a ridurre gli errori di decisione, non a compensare un impianto progettato male.
L’errore umano, anche grave, non coincide con il comportamento abnorme del lavoratore: l’errore è prevedibile e va prevenuto, la condotta abnorme è eccezionale ed estranea alle mansioni.
Esempio pratico
Esempio: in un’azienda alimentare un addetto avvia la pulizia di un’impastatrice senza averla sezionata e si ferisce lievemente. La lettura «colpevole» si ferma alla distrazione. L’analisi del fattore umano chiede invece perché il sezionatore era lontano dalla macchina, perché la pulizia veniva fatta a fine turno sotto pressione e perché nulla impediva l’apertura del coperchio con la macchina alimentata. Le misure conseguenti sono un interblocco sul coperchio, il sezionatore a bordo macchina e un tempo di pulizia pianificato. Il metodo per ricostruire questa catena è descritto nella voce sull’analisi delle cause.
Governare il fattore umano nel tempo significa anche lavorare su fatica, turni e carichi, che rientrano nella gestione dello stress lavoro-correlato, e su una cultura della sicurezza in cui segnalare un errore non costa nulla a chi lo segnala. Il testo degli articoli citati è nella versione consolidata del D.Lgs. 81/2008 su Normattiva.
Domande frequenti
Se l'infortunio è dovuto a un errore del lavoratore, il datore di lavoro è esente da responsabilità?
Di regola no. L'errore di distrazione, di imperizia o anche la violazione di una regola rientrano tra i rischi che il datore di lavoro deve prevedere e contenere con misure tecniche, formazione e vigilanza. La giurisprudenza esclude la sua responsabilità solo quando la condotta del lavoratore è abnorme, cioè del tutto estranea alle mansioni e imprevedibile, non quando è un semplice errore.
Il fattore umano va scritto nel DVR?
Non con questo nome, ma sì nella sostanza. L'art. 28 chiede di valutare tutti i rischi tenendo conto delle condizioni reali di lavoro e dei gruppi di lavoratori, e l'art. 15 impone i principi ergonomici. Un DVR che considera il fattore umano indica, per le attività critiche, quali errori sono plausibili e quali barriere tecniche e organizzative li rendono innocui.
Che differenza c'è tra fattore umano ed ergonomia?
L'ergonomia è la disciplina che adatta postazioni, attrezzature e ritmi alla persona. Il fattore umano è il campo più ampio che studia perché le persone sbagliano o aggirano le regole, includendo anche attenzione, fatica, comunicazione e pressione organizzativa. L'ergonomia è uno degli strumenti con cui si governa il fattore umano, non un suo sinonimo.