Glossario
Comportamento abnorme del lavoratore
È la condotta del lavoratore così eccezionale e imprevedibile da porsi al di fuori di ogni ambito lavorativo prevedibile: quando ricorre, la giurisprudenza può ritenere interrotto il nesso causale che grava sul datore di lavoro.
Il comportamento abnorme del lavoratore è un concetto elaborato dalla giurisprudenza per indicare una condotta talmente eccezionale, imprevedibile ed estranea alle mansioni assegnate da uscire dall’area di rischio governabile dal datore di lavoro. Non è una categoria di legge, ma un criterio con cui i giudici valutano la responsabilità in caso di infortunio.
Perché rileva nella responsabilità
Il datore di lavoro è titolare di una posizione di garanzia: deve prevenire non solo i rischi ordinari, ma anche le imprudenze e le disattenzioni prevedibili dei lavoratori. Per questo un semplice errore o una banale violazione delle procedure non lo esonera. Solo quando la condotta è davvero abnorme — perché imprevedibile e del tutto avulsa dal processo lavorativo — la giurisprudenza di legittimità ammette che il nesso causale tra l’omissione del garante e l’evento possa considerarsi interrotto (cosiddetto rischio elettivo).
Il confine con gli obblighi del lavoratore
L’art. 20 del D.Lgs. 81/2008 impone al lavoratore di prendersi cura della propria e altrui sicurezza e di osservare le disposizioni ricevute. La violazione di questi doveri, però, non basta da sola a scriminare il datore. Un esempio tipico è l’operaio che scavalca una protezione appositamente installata per compiere un’operazione mai richiesta e vietata. In pratica il comportamento abnorme si dimostra a posteriori, e presuppone che l’azienda abbia già adempiuto a valutazione, formazione e vigilanza.