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Glossario

Fattore di sicurezza

Fattore di sicurezza: rapporto tra carico di rottura e portata (WLL), coefficienti per funi e catene di sollevamento ed errori che ne riducono il margine.

Il fattore di sicurezza, o coefficiente di sicurezza, è il rapporto tra il carico che porta un componente a rottura e il carico massimo con cui può essere usato in esercizio. Nella normativa macchine, per funi, catene e accessori di sollevamento si parla di coefficiente di utilizzazione: un valore di 5, per esempio, significa che l’elemento cede a un carico cinque volte superiore alla portata marcata.

Come si legge in pratica

Sulle attrezzature non si trova quasi mai il fattore di sicurezza, ma il suo risultato: il carico di lavoro limite (WLL, Working Load Limit), cioè la portata. Il calcolo è semplice:

portata (WLL) = carico di rottura minimo ÷ fattore di sicurezza

Esempio: una fune d’acciaio con carico di rottura minimo di 50 kN e coefficiente di utilizzazione 5 ha una portata di 10 kN, poco più di una tonnellata. Il resto della resistenza non è «carico disponibile»: è la riserva che assorbe usura, difetti di fabbricazione entro tolleranza, urti e strappi in partenza.

Il valore cambia in base al materiale e alle conseguenze del cedimento. Per gli accessori di sollevamento la Direttiva macchine 2006/42/CE (Allegato I, parte 4) fissa coefficienti di utilizzazione distinti per funi metalliche, catene e funi o cinghie tessili: più il materiale è sensibile a usura, tagli, calore o agenti chimici, più alto è il margine richiesto. Il valore applicato è quello dichiarato dal fabbricante nelle istruzioni dell’accessorio.

Il fattore di sicurezza non va confuso con il fattore di rischio: il primo è un margine di resistenza fissato in progetto, il secondo è la fonte di un possibile danno da individuare nella valutazione dei rischi. Hanno in comune solo il nome.

Dove il margine si consuma

Il fattore di sicurezza vale solo nelle condizioni d’uso previste dal fabbricante. In cantiere e in officina ci sono situazioni che lo riducono senza che nessuno se ne accorga:

  1. angolo di imbracatura: con un’imbracatura a due bracci, ogni braccio sostiene metà del carico solo se è verticale; con bracci inclinati di 60° rispetto alla verticale ciascuno sostiene l’intero peso;
  2. spigoli vivi del carico senza protezioni, che tagliano le fibre tessili e piegano i trefoli;
  3. nodi, torsioni o accorciamenti di fortuna, che abbattono la resistenza della fune;
  4. strappi in fase di sollevamento, che generano sollecitazioni dinamiche superiori al peso statico;
  5. accessori danneggiati, deformati o senza etichetta leggibile, che vanno scartati.

Per questo l’Allegato VI del D.Lgs. 81/2008, sull’uso delle attrezzature di sollevamento, chiede che gli accessori siano scelti in funzione dei carichi, dei punti di presa e del modo di imbracare, e l’art. 71 impone di usare le attrezzature conformemente alle istruzioni.

Responsabilità di chi usa l’attrezzatura

Il datore di lavoro non calcola il fattore di sicurezza: lo eredita dal fabbricante insieme alla marcatura CE e alle istruzioni. Gli compete invece far rispettare la portata, scegliere accessori adatti alla configurazione di imbracatura, formare chi imbraca e organizzare i controlli e le verifiche degli apparecchi di sollevamento. Lo stesso ragionamento vale per i sistemi anticaduta: il margine di progetto di un’imbracatura o di un cordino si perde con l’usura, motivo per cui i DPI anticaduta si ispezionano prima di ogni uso.

Nel progetto di strutture, come scaffalature o soppalchi, il margine non si esprime con un unico fattore ma con coefficienti parziali applicati ai carichi e alle resistenze, secondo le Norme tecniche per le costruzioni. Il principio resta lo stesso: separare ciò che si usa da ciò che si tiene in riserva. Il testo della direttiva è su EUR-Lex.

Domande frequenti

  • Se il fattore di sicurezza è 5, posso caricare una fune fino al doppio della portata?

    No. Il margine serve a compensare ciò che non si vede: usura, piccoli difetti, urti, strappi in fase di sollevamento, nodi o spigoli vivi. In esercizio quel margine si consuma senza preavviso. Superare consapevolmente la portata marcata significa usare l'attrezzatura fuori dalle condizioni previste dal fabbricante, con responsabilità per chi lo dispone e per chi lo tollera.

  • Chi stabilisce il fattore di sicurezza di un accessorio di sollevamento?

    Il fabbricante, in fase di progettazione, applicando i requisiti essenziali della normativa di prodotto e le norme tecniche armonizzate. L'utilizzatore non lo ricalcola: lo ritrova già tradotto nella portata marcata sull'accessorio e nelle tabelle di impiego. A lui spetta scegliere l'accessorio adatto al carico e alla configurazione di imbracatura, controllarlo prima dell'uso e scartarlo quando presenta difetti.

  • Che differenza c'è tra fattore di sicurezza e coefficiente di prova?

    Il fattore di sicurezza confronta la resistenza ultima con il carico di esercizio ed è un margine permanente di progetto. Il coefficiente di prova indica invece di quanto si sovraccarica l'apparecchio durante il collaudo per verificare che regga senza deformazioni o malfunzionamenti. Sono due grandezze diverse: una macchina che supera la prova di carico non diventa per questo idonea a lavorare sopra la portata nominale.