Glossario
CPI (Certificato di Prevenzione Incendi)
CPI: quando i Vigili del Fuoco lo rilasciano ancora, cosa lo sostituisce per le categorie A e B e come funziona il rinnovo quinquennale o decennale.
Il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) è l’atto con cui il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco attesta che un’attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi rispetta le prescrizioni antincendio. Il DPR 151/2011 lo definisce, all’art. 1, rinviando all’art. 16 del D.Lgs. 139/2006, e dal 2011 lo rilascia solo per le attività di categoria C, dopo la visita tecnica.
Per le categorie A e B il titolo che consente l’esercizio è la SCIA antincendio. Nel linguaggio comune si continua a dire “avere il CPI” per indicare che la pratica antincendio è in regola, anche quando un certificato vero e proprio non esiste.
CPI, SCIA e ricevuta: quale documento si ha in mano
| Categoria (Allegato I) | Esame del progetto | Controllo del Comando | Documento finale |
|---|---|---|---|
| A | Non previsto | Visite tecniche anche a campione, entro 60 giorni dalla SCIA | Ricevuta della SCIA; su richiesta, copia del verbale della visita con esito positivo |
| B | Obbligatorio prima dei lavori | Visite tecniche anche a campione, entro 60 giorni dalla SCIA | Ricevuta della SCIA; su richiesta, copia del verbale della visita con esito positivo |
| C | Obbligatorio prima dei lavori | Visita tecnica sempre, entro 60 giorni dalla SCIA | CPI, rilasciato entro 15 giorni dalla visita se l’esito è positivo |
In tutti e tre i casi l’attività può iniziare dalla presentazione della SCIA completa: il CPI della categoria C non è un’autorizzazione preventiva, ma la conferma rilasciata dopo il controllo. Se la visita rileva carenze, il Comando può vietare la prosecuzione dell’attività, salvo che il titolare provveda a mettersi in regola nei termini assegnati. Le regole sono nel testo coordinato del DPR 151/2011 pubblicato dal Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco.
Il rinnovo periodico
Il certificato non è “per sempre”. L’art. 5 del DPR 151/2011 obbliga il titolare a presentare ogni cinque anni la richiesta di rinnovo periodico di conformità antincendio, con una dichiarazione che attesta l’assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza e la documentazione prevista, tra cui l’asseverazione sull’efficienza di impianti e sistemi di protezione. La cadenza sale a dieci anni per le attività numero 6, 7, 8, 64, 71, 72 e 77 dell’Allegato I.
Il rinnovo si regge sulla manutenzione: se mancano i registri dei controlli su estintori, idranti e rivelazione, previsti dal DM 1 settembre 2021, il tecnico non può asseverare. Per questo la data del rinnovo va nello scadenzario aziendale con mesi di anticipo.
Errori frequenti
- Considerare valido un CPI di quindici anni fa senza alcuna attestazione di rinnovo successiva.
- Ampliare il magazzino o aumentare il materiale stoccato senza chiedersi se cambiano la categoria o le condizioni dichiarate: le modifiche che aggravano il rischio riaprono il procedimento.
- Dimenticare le attività soggette secondarie, come centrale termica, gruppo elettrogeno o autorimessa, che hanno una pratica propria.
- Pensare che il CPI sostituisca gli obblighi del D.Lgs. 81/2008. Il certificato riguarda il rapporto con i Vigili del Fuoco; la valutazione del rischio incendio, gli addetti antincendio e la gestione dell’emergenza restano dovuti in ogni luogo di lavoro, soggetto o no.
Esempio: un albergo rientra nell’attività 66 dell’Allegato I quando supera i 25 posti letto, e la categoria dipende poi dalle sue dimensioni. Se è la C, il titolare presenta la SCIA, apre l’attività, riceve la visita del Comando e, con esito positivo, il CPI. Ogni cinque anni dovrà poi presentare il rinnovo, da preparare con il registro dei controlli in ordine e una gestione delle emergenze coerente con la pratica presentata.
Domande frequenti
Il CPI ha una scadenza?
Più della data sul certificato conta il rinnovo: la conformità dell'attività va confermata periodicamente. L'art. 5 del DPR 151/2011 impone al titolare di presentare ogni cinque anni la richiesta di rinnovo periodico, con una dichiarazione che attesta l'assenza di variazioni alle condizioni di sicurezza antincendio; per alcune attività dell'Allegato I la cadenza è di dieci anni. Senza rinnovo il titolo non copre più l'esercizio.
Chi affitta un capannone deve chiedere il CPI al proprietario?
Deve chiedere la pratica antincendio dell'attività che svolgerà, che non sempre coincide con quella del proprietario. Il titolare del procedimento è chi esercita l'attività soggetta: se il conduttore insedia un deposito o una lavorazione dell'Allegato I, la SCIA e il rinnovo spettano a lui. Il proprietario deve però fornire i dati sull'edificio, come compartimentazioni, impianti e dichiarazioni di conformità, necessari al tecnico.
Un ufficio di 20 dipendenti ha bisogno del CPI?
Di norma no, se non ospita attività dell'Allegato I del DPR 151/2011: gli uffici vi rientrano solo oltre una soglia di presenze contemporanee, e si guardano anche centrale termica, gruppo elettrogeno, autorimessa e depositi. Restano comunque tutti gli obblighi antincendio del D.Lgs. 81/2008: valutazione del rischio incendio, mezzi di estinzione, addetti formati, piano di emergenza quando previsto.