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FAQ

Microclima e temperature

Le domande più frequenti sul microclima e sulle temperature nei luoghi di lavoro: quando valutarli, con quali indici, come gestire caldo e freddo, cosa devono fare datore di lavoro e preposto e quando scatta la sorveglianza sanitaria. Risposte con i riferimenti al D.Lgs. 81/2008 e all'Allegato IV.

Questa pagina raccoglie i dubbi più frequenti di datori di lavoro, RSPP e preposti sul microclima e sulle temperature degli ambienti di lavoro, dal caldo estivo all’aperto al lavoro nelle celle frigorifere. Per il metodo di valutazione trovi la guida al microclima e, per le situazioni più critiche, gli approfondimenti sullo stress termico da caldo e sul lavoro all’aperto durante le ondate di calore. Il quadro normativo va dai requisiti dei luoghi di lavoro dell’Allegato IV alla disciplina degli agenti fisici dell’art. 180 del Testo Unico.

Le domande

  • Che cos'è il microclima e dove lo disciplina il Testo Unico?

    Per microclima si intende l'insieme dei parametri ambientali — temperatura dell'aria, umidità, velocità dell'aria e calore radiante — che influenzano il benessere e la sicurezza negli ambienti di lavoro. I requisiti di base dei luoghi di lavoro chiusi sono fissati dall'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008, richiamato dal Titolo II. Il microclima rientra inoltre tra gli agenti fisici definiti dal Titolo VIII, Capo I (art. 180), quando assume caratteristiche di severità tali da costituire un rischio.

  • Quando è obbligatorio valutare il microclima?

    Il microclima va valutato ogni volta che le lavorazioni o le caratteristiche dell'ambiente possono esporre i lavoratori a condizioni di disagio o di rischio termico, come parte della valutazione dei rischi prevista dall'art. 28. La valutazione confronta i parametri ambientali con le mansioni svolte e con il dispendio energetico richiesto. Gli esiti e le misure conseguenti vanno documentati nel DVR e aggiornati quando cambiano le condizioni di lavoro.

  • Quali indici si usano per valutare il microclima?

    Per gli ambienti moderati si impiegano di norma gli indici di comfort termico PMV e PPD, che stimano la percezione media e la percentuale prevedibile di insoddisfatti. Per gli ambienti severi caldi si ricorre tipicamente all'indice WBGT, mentre per quelli severi freddi si valutano l'isolamento termico dell'abbigliamento e il raffreddamento del corpo. La [guida alla valutazione del microclima](/guide/valutazione-microclima/) spiega come scegliere l'indice adatto alla situazione.

  • Qual è la differenza tra microclima moderato e microclima severo?

    Il microclima moderato è quello degli ambienti in cui si può raggiungere una condizione di comfort termico, come uffici e molte lavorazioni al chiuso, e si valuta in termini di benessere. Il microclima severo caratterizza invece gli ambienti molto caldi o molto freddi, dove l'obiettivo non è il comfort ma la tutela della salute e il contenimento dello stress termico. Questa distinzione determina gli indici da usare e le misure di prevenzione da adottare.

  • Cosa deve fare il datore di lavoro in caso di caldo e ondate di calore all'aperto?

    Nei lavori all'aperto il datore di lavoro deve considerare le condizioni climatiche nella valutazione dei rischi e adottare misure come la riprogrammazione degli orari nelle fasce più fresche, pause in zone ombreggiate, disponibilità di acqua e rotazione delle mansioni. In caso di ondate di calore vanno seguite le indicazioni delle autorità e le eventuali ordinanze regionali che limitano il lavoro nelle ore più calde. L'obbligo discende dall'art. 2087 del Codice Civile e dagli artt. 28 e 18 del Testo Unico; il dettaglio operativo è nella [guida sul lavoro all'aperto e le ondate di calore](/guide/lavoro-aperto-ondate-calore/).

  • Come si gestisce il lavoro al freddo e nelle celle frigorifere?

    Per il lavoro al freddo, ad esempio nelle celle frigorifere o all'aperto in inverno, il datore valuta l'esposizione, limita i tempi di permanenza, prevede locali o pause di riscaldamento e fornisce indumenti termici adeguati. Gli indumenti destinati a proteggere da un rischio sono DPI a carico del datore di lavoro. Vanno considerati anche i rischi indiretti, come la riduzione della destrezza e la formazione di ghiaccio sulle superfici di transito.

  • Chi è responsabile delle misure contro il rischio termico?

    La valutazione del rischio microclimatico e l'elaborazione del DVR sono obblighi non delegabili del datore di lavoro, insieme alla designazione dell'RSPP (art. 17). L'attuazione delle misure — fornitura di DPI, organizzazione di pause e locali, informazione e formazione — rientra negli obblighi dell'art. 18, che possono essere oggetto di delega nei limiti dell'art. 16. Resta comunque in capo al datore la verifica dell'efficacia delle misure adottate.

  • Che ruolo ha il preposto nella gestione di caldo e freddo?

    Il preposto sovrintende e vigila sul rispetto delle misure adottate contro il rischio termico: uso degli indumenti, rispetto delle pause e delle rotazioni, segnalazione delle condizioni pericolose (art. 19). Dopo le modifiche introdotte dal DL 146/2021 il preposto ha l'obbligo di intervenire per correggere i comportamenti non conformi e, in caso di persistenza del pericolo, di interrompere l'attività informandone il datore di lavoro. Il suo presidio è particolarmente importante nei lavori all'aperto durante le ondate di calore.

  • Serve una formazione o un'abilitazione specifica per lavorare in ambienti con microclima severo?

    Non esiste un patentino specifico per il lavoro in ambienti con microclima severo: ai lavoratori spettano l'informazione e la formazione sui rischi e sulle misure di prevenzione (artt. 36 e 37). Se però si impiegano attrezzature che richiedono un'abilitazione — per esempio carrelli elevatori nelle celle frigorifere — resta fermo l'obbligo di abilitazione previsto dall'art. 73 e dall'Accordo Stato-Regioni del 2012. Formazione e abilitazioni vanno quindi definite in base alle mansioni effettivamente svolte.

  • È prevista la sorveglianza sanitaria per il rischio microclimatico?

    La sorveglianza sanitaria per il microclima non è automatica: viene attivata dal medico competente quando la valutazione dei rischi evidenzia esposizioni significative, in particolare a microclima severo caldo o freddo (Titolo VIII, Capo I, e art. 41). Il medico definisce il protocollo e la periodicità in funzione dell'entità dell'esposizione e delle condizioni individuali del lavoratore. I lavoratori particolarmente sensibili al rischio termico vanno individuati e tutelati con misure mirate.

  • Il microclima è la stessa cosa dei campi elettromagnetici e delle radiazioni?

    No: microclima e temperatura sono agenti fisici distinti dai campi elettromagnetici e dalle radiazioni ottiche artificiali, che il Testo Unico disciplina rispettivamente ai Capi IV e V del Titolo VIII. Mentre il microclima riguarda lo scambio termico tra corpo e ambiente, questi agenti comportano rischi di natura diversa e indici di valutazione propri. È bene tenerli separati nel DVR, perché le misure di prevenzione e la sorveglianza sanitaria seguono logiche differenti.

  • Come si inserisce la gestione del microclima in un sistema di gestione della sicurezza?

    Integrare il microclima in un modello di organizzazione e gestione conforme all'art. 30 significa definire procedure per il monitoraggio stagionale, la programmazione delle misure e la verifica della loro efficacia. Le norme volontarie come la UNI ISO 45001 collocano il rischio termico tra i fattori da pianificare, monitorare e riesaminare periodicamente. Un piano caldo-freddo documentato, con indicatori e audit interni, aiuta a dimostrare l'efficace attuazione del modello.