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Guida · Casi particolari · 11 min di lettura

Sicurezza nei distributori di carburante

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Un impianto di distribuzione carburanti concentra in pochi metri quadri rischi che altrove si incontrano separati: atmosfere esplosive, sostanze infiammabili e tossiche, traffico di veicoli, denaro contante, lavoro notturno e spesso isolato. Chi lo gestisce è a tutti gli effetti un datore di lavoro, con un DVR che deve fotografare questa specificità e non limitarsi a formule di catalogo. Vediamo come impostarlo.

Passo 1 — Classifica le zone ATEX

La benzina e i suoi vapori generano, attorno agli erogatori, ai passi d’uomo dei serbatoi, agli sfiati e ai pozzetti, atmosfere potenzialmente esplosive. Il primo adempimento specifico è la classificazione delle zone e il documento di protezione contro le esplosioni richiesto dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008. In pratica serve individuare le zone 0, 1 e 2, definire le distanze di rispetto, e verificare che impianti elettrici, illuminazione e attrezzature presenti in quelle aree siano del tipo adatto (marcatura Ex). È un documento tecnico: va redatto con il supporto di chi sa misurare e disegnare le zone, non copiato da un impianto vicino.

Passo 2 — Costruisci la valutazione del rischio incendio ed esplosione

Il distributore è un’attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi: la valutazione del rischio incendio deve tenere conto del quantitativo di prodotto stoccato, della presenza di clienti non formati, della vicinanza di edifici e strada. Da qui discendono le misure concrete: estintori dimensionati e posizionati sui punti critici, divieto assoluto di fiamme libere e di uso del telefono durante l’erogazione, cartellonistica di divieto e di emergenza, spegnimento del motore durante il rifornimento. Verifica anche gli obblighi autorizzativi dell’impianto presso i Vigili del Fuoco, senza riportare nel DVR numeri di pratica o scadenze di cui non hai conferma documentale.

Passo 3 — Gestisci lo stoccaggio e l’erogazione

I serbatoi, le tubazioni e le colonnine sono il cuore del deposito di sostanze pericolose. La valutazione deve considerare sversamenti, gocciolamenti, saturazione di vapori nei pozzetti e contatto cutaneo con il prodotto. Misure tipiche: bacini di contenimento e pozzetti a tenuta, kit di assorbimento per piccoli sversamenti, pavimentazione impermeabile con pendenze verso i punti di raccolta, guanti e indumenti resistenti agli idrocarburi per gli addetti. Le schede di dati di sicurezza dei prodotti erogati vanno tenute aggiornate e consultabili.

Passo 4 — Metti in sicurezza il rifornimento delle cisterne

L’arrivo dell’autocisterna che riempie i serbatoi è il momento più critico della giornata: travaso di grandi quantità di infiammabile, presenza simultanea di un’impresa esterna e, spesso, di clienti. È un classico rischio interferenziale che si governa con il DUVRI e con una procedura scritta di scarico. La procedura definisce il percorso del mezzo, la messa a terra della cisterna, il divieto di erogazione ai clienti durante lo scarico, il presidio dell’operazione e le azioni in caso di perdita. Il coordinamento tra gestore e trasportatore è un obbligo del committente ai sensi dell’art. 26 del Testo Unico.

Passo 5 — Governa il traffico e le interferenze con i clienti

Il piazzale è percorso continuamente da veicoli guidati da persone che non sono tuoi lavoratori e che non conoscono le tue procedure. La valutazione deve affrontare l’investimento degli addetti, i tamponamenti ai distributori, le manovre in retromarcia. Interventi utili: separazione dei percorsi pedonali, segnaletica orizzontale e verticale, limiti di velocità nel piazzale, indumenti ad alta visibilità per chi opera all’esterno, illuminazione adeguata delle corsie. Dove c’è anche l’autolavaggio o il piccolo market, vanno valutati i rischi aggiuntivi relativi (scivolamenti, movimentazione, prodotti chimici di lavaggio).

Passo 6 — Affronta rapina e lavoro isolato

Il contante e gli orari prolungati rendono il distributore un bersaglio: la valutazione del rischio rapina e aggressione non è facoltativa dove l’esposizione è concreta. Misure organizzative e tecniche: limitazione del contante in cassa, casseforti a tempo, videosorveglianza, procedure comportamentali in caso di rapina (non opporsi, memorizzare, allertare dopo). Molti addetti lavorano da soli, soprattutto di notte: va quindi definita anche una procedura per il lavoratore isolato, con modalità di comunicazione, dispositivi di allarme e piano di soccorso se l’addetto non risponde.

Passo 7 — Formazione, emergenze e DPI mirati

Chiudi il sistema con la parte operativa. Gli addetti vanno formati sul rischio specifico (infiammabili, ATEX, procedure di scarico, comportamento in caso di rapina) oltre alla formazione generale e specifica obbligatoria. Il piano di emergenza deve prevedere scenari di incendio e sversamento, con prove periodiche. I DPI vanno scelti in funzione dei rischi reali: protezione delle mani e del corpo contro gli idrocarburi, alta visibilità sul piazzale, eventuale protezione delle vie respiratorie per gli interventi di bonifica. Se eroghi anche GPL o metano, integra la valutazione con i rischi legati alla gestione di gas tecnici e bombole e alle specifiche zone ATEX dei gas.

In sintesi

La sicurezza di un distributore si regge su tre pilastri da tenere insieme: il controllo dell’atmosfera esplosiva (ATEX e prevenzione incendi), la gestione delle sostanze e delle operazioni di travaso, la protezione delle persone (addetti, clienti, trasportatori) dal traffico, dalla rapina e dall’isolamento. Un DVR che tratta questi temi con procedure scritte e verificabili, e non con clausole generiche, è anche la migliore difesa in caso di controllo o di infortunio.

Domande frequenti

  • Un impianto self-service senza personale ha comunque obblighi di sicurezza?

    Sì. Finché c'è anche un solo lavoratore (addetto alla manutenzione, al rifornimento, alla pulizia o alla cassa negli orari presidiati) il titolare è datore di lavoro e deve avere DVR, valutazione del rischio incendio e documento di protezione contro le esplosioni. Nelle fasce 'ghost' non presidiate restano gli obblighi verso chi interviene per manutenzione o emergenza.

  • Serve il documento di protezione contro le esplosioni anche per un piccolo distributore?

    Sì. La presenza di benzine e vapori infiammabili genera atmosfere potenzialmente esplosive attorno agli erogatori, ai passi d'uomo dei serbatoi e agli sfiati: scatta l'obbligo di classificare le zone e redigere il documento previsto dal Titolo XI del D.Lgs. 81/2008, indipendentemente dalle dimensioni.

  • Chi coordina la sicurezza quando arriva l'autocisterna a rifornire i serbatoi?

    È un'interferenza tra il gestore dell'impianto e l'impresa di trasporto: va gestita con il DUVRI e con una procedura scritta di scarico (percorso, messa a terra, divieto di travaso in presenza di clienti, presidio dell'operazione). Il coordinamento spetta al datore di lavoro committente ai sensi dell'art. 26.