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Guida · Valutazioni · 11 min di lettura

Gestione di sorgenti radioattive in azienda

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Le sorgenti radioattive sono presenti in più contesti di quanto si pensi: controlli non distruttivi in industria (gammagrafia), misuratori di livello e densità, apparati di laboratorio e di ricerca, diagnostica e terapia in ambito sanitario. Il rischio ha una caratteristica che lo rende diverso dagli altri: è invisibile, non ha soglia percepibile e, per le sorgenti non spegnibili, è continuo. La gestione è disciplinata da una normativa dedicata e non si improvvisa.

Passo 1 — Inquadra la norma giusta

Le radiazioni ionizzanti non rientrano nel Titolo VIII del Testo Unico sugli agenti fisici: sono regolate dal D.Lgs. 101/2020, che ha recepito la direttiva europea Euratom e ha riordinato l’intera materia (prima affidata al D.Lgs. 230/1995). Questo non significa che il rischio da radiazioni ionizzanti resti fuori dal DVR: la valutazione confluisce nel documento aziendale ai sensi dell’art. 28, che la richiama insieme a tutti gli altri rischi, ma gli obblighi tecnici di dettaglio si leggono sul decreto di settore. Verifica sempre l’articolo applicabile alla tua pratica anziché affidarti a ricordi.

Passo 2 — Censisci le sorgenti

Fai l’inventario reale di tutto ciò che genera radiazioni ionizzanti, distinguendo per natura:

  • sorgenti sigillate: materiale radioattivo racchiuso in una capsula (misuratori di livello, densimetri, apparecchi per gammagrafia);
  • sorgenti non sigillate: radioisotopi in forma libera (liquidi, polveri) usati in laboratorio o in medicina nucleare, con rischio aggiuntivo di contaminazione;
  • macchine radiogene: apparecchi a raggi X e acceleratori, che emettono solo da accesi.

Per ciascuna annota radionuclide, attività, forma fisica, collocazione e uso. Le sorgenti ad alta attività richiedono adempimenti rafforzati di registrazione e controllo.

Passo 3 — Assolvi gli adempimenti preliminari

Prima di impiegare o detenere sorgenti occorre, a seconda dei casi, una comunicazione preventiva all’autorità o un nulla osta all’esercizio della pratica, articolato su più livelli in funzione del rischio. È un passaggio che precede l’attività, non un formalismo da regolarizzare dopo: senza il titolo abilitativo richiesto la detenzione è irregolare. Le soglie, la categoria del nulla osta e gli enti competenti vanno individuati sul D.Lgs. 101/2020 in base al radionuclide e all’attività effettiva, non stimati a memoria.

Passo 4 — Incarica l’esperto di radioprotezione

Quando l’attività lo richiede, il datore di lavoro deve affidare la sorveglianza fisica della radioprotezione a un esperto di radioprotezione, figura abilitata iscritta all’elenco nazionale (che ha sostituito l’esperto qualificato). L’esperto classifica aree e lavoratori, redige le norme interne di radioprotezione, esegue misure e valutazioni di dose, verifica strumentazione e schermature. Dove sono esposti lavoratori, va inoltre attivata la sorveglianza sanitaria affidata al medico autorizzato o, nei casi previsti, al medico competente, in coordinamento con il più ampio impianto di sorveglianza sanitaria aziendale.

Passo 5 — Classifica lavoratori e zone

Sulla base delle dosi prevedibili, l’esperto di radioprotezione classifica i lavoratori esposti (tradizionalmente in categoria A, con esposizione potenziale più elevata, e categoria B) e le aree di lavoro in zona controllata e zona sorvegliata. La classificazione guida tutto il resto: accessi regolati, segnaletica, procedure, dotazione dosimetrica, periodicità delle visite. Le zone vanno delimitate e segnalate, e l’ingresso riservato al personale autorizzato e informato. È lo stesso principio di tracciabilità dell’esposizione che governa il registro degli esposti ad agenti cancerogeni: chi è esposto, a cosa e per quanto deve risultare da un documento, non dalla memoria.

Passo 6 — Dosimetria, formazione e informazione

I lavoratori esposti vanno dotati di dosimetria individuale adeguata al tipo di radiazione, con lettura periodica e registrazione delle dosi. I limiti di dose fissati dalla norma vanno rispettati applicando il principio di ottimizzazione (mantenere l’esposizione al livello più basso ragionevolmente ottenibile): schermature, distanza, riduzione dei tempi di permanenza, procedure di manipolazione. A monte dei DPI stanno sempre le misure tecniche e organizzative. Formazione e informazione specifiche sui rischi e sulle norme interne sono obbligatorie e vanno documentate.

Passo 7 — Gestisci il fine vita della sorgente

Una sorgente non smette di essere pericolosa quando smette di servire. Tieni un registro aggiornato delle sorgenti e dei relativi movimenti e pianifica fin dall’acquisto la via d’uscita: reso al fornitore o conferimento a operatore autorizzato alla gestione del materiale radioattivo. Fino allo smaltimento la sorgente dismessa va schermata, custodita e tracciata. La perdita di controllo di una sorgente (sorgente orfana) è tra gli eventi più gravi: la continuità della tracciabilità è la vera misura di prevenzione.

Checklist operativa del deposito e dell’impiego

  • Inventario delle sorgenti aggiornato (radionuclide, attività, forma, collocazione)
  • Comunicazione preventiva o nulla osta acquisiti prima dell’impiego
  • Esperto di radioprotezione incaricato della sorveglianza fisica
  • Sorveglianza sanitaria attivata per i lavoratori esposti
  • Lavoratori classificati e aree delimitate come zona controllata/sorvegliata
  • Dosimetria individuale assegnata e letta con regolarità
  • Segnaletica, norme interne e accessi regolati in essere
  • Formazione e informazione erogate e documentate
  • Piano di smaltimento/reso e registro delle sorgenti aggiornati
  • Valutazione richiamata nel DVR ai sensi dell’art. 28

Domande frequenti

  • Un apparecchio a raggi X contiene una sorgente radioattiva?

    No, e proprio per questo va gestito con la stessa attenzione. Gli apparecchi a raggi X e gli acceleratori sono macchine radiogene: emettono radiazioni ionizzanti solo quando sono alimentati, ma rientrano comunque nel campo di applicazione del D.Lgs. 101/2020 come pratiche con radiazioni. Le sorgenti radioattive in senso proprio sono invece materiali radioattivi (sigillati o non sigillati) che emettono di continuo. In entrambi i casi servono gli adempimenti di radioprotezione: ciò che cambia è la gestione del rischio, perché la macchina si può spegnere, la sorgente no.

  • Chi è l'esperto di radioprotezione e quando è obbligatorio?

    È il professionista abilitato e iscritto all'elenco nazionale che il datore di lavoro deve incaricare della sorveglianza fisica della radioprotezione quando l'attività lo richiede: classifica lavoratori e aree, definisce le norme interne, esegue le valutazioni di dose e le verifiche strumentali. Ha sostituito la precedente figura dell'esperto qualificato. L'obbligo e il livello di abilitazione richiesto dipendono dal tipo e dall'entità delle sorgenti impiegate: vanno verificati sul decreto in base alla pratica concreta, non dati per scontati.

  • Cosa devo fare di una sorgente che non serve più?

    Una sorgente dismessa resta pericolosa e non può essere trattata come un rifiuto qualunque. La via corretta è il reso al fornitore o il conferimento a un operatore autorizzato alla gestione del materiale radioattivo, con la relativa documentazione. Fino allo smaltimento la sorgente va mantenuta in sicurezza, schermata e registrata. Le sorgenti abbandonate o perse di controllo (le cosiddette sorgenti orfane) sono tra i rischi più gravi del settore: la tracciabilità lungo tutto il ciclo di vita è la misura di prevenzione decisiva.