Glossario
Esposizione professionale
Esposizione professionale: cos'è, come si calcola la media ponderata su 8 ore, valori limite per agenti chimici, rumore e vibrazioni nel D.Lgs. 81/2008.
L’esposizione professionale è il contatto di un lavoratore con un agente chimico, fisico o biologico durante l’attività, descritto per intensità e durata. Il D.Lgs. 81/2008 non la definisce in un’unica norma, ma la misura in modo diverso a seconda dell’agente: per gli agenti chimici l’art. 222 la confronta con il valore limite di esposizione professionale, cioè la concentrazione media ponderata nel tempo nella zona di respirazione.
Pericolo, esposizione e rischio
Tre concetti spesso usati come sinonimi, che invece descrivono passaggi diversi della valutazione.
| Concetto | Domanda a cui risponde | Esempio con un solvente |
|---|---|---|
| Pericolo | L’agente può causare danno? | Il toluene è tossico per il sistema nervoso |
| Esposizione | Quanto ne assorbe il lavoratore e per quanto tempo? | 3 ore al giorno a una certa concentrazione in aria |
| Rischio | Qual è la probabilità di danno, dato il pericolo e l’esposizione? | Dipende dal livello misurato e dalle misure adottate |
Senza esposizione non c’è rischio per quel lavoratore, anche in presenza di un agente molto pericoloso: per questo la valutazione si concentra sulla stima dell’esposizione reale, mansione per mansione.
Come si calcola: la media ponderata sulle 8 ore
La maggior parte dei valori limite è riferita alla giornata lavorativa di 8 ore. Si calcola la media delle concentrazioni misurate pesata sul tempo trascorso in ciascuna fase:
- si individuano le fasi omogenee della giornata;
- per ogni fase si misura la concentrazione o il livello dell’agente;
- si moltiplica ogni valore per la durata della fase;
- si sommano i prodotti e si divide per 8 ore.
Esempio: un addetto alla verniciatura passa 2 ore in cabina con una concentrazione di 10 mg/m³ e 6 ore in un’area di preparazione con 2 mg/m³. L’esposizione media è (10 × 2 + 2 × 6) / 8 = 4 mg/m³. Il dato va confrontato con il valore limite su 8 ore della sostanza e, se previsto, con il limite a breve termine di 15 minuti, che la media non mostra.
I valori di riferimento nel Testo Unico
Ogni Titolo usa grandezze proprie. I valori principali per gli agenti fisici, riportati negli artt. 189 e 201 del testo vigente su Normattiva, sono questi:
| Agente | Grandezza | Valori di azione | Valore limite |
|---|---|---|---|
| Rumore (art. 189) | LEX,8h | 80 dB(A) inferiore, 85 dB(A) superiore | 87 dB(A) |
| Rumore, picchi (art. 189) | ppeak | 135 dB(C) inferiore, 137 dB(C) superiore | 140 dB(C) |
| Vibrazioni mano-braccio (art. 201) | A(8) | 2,5 m/s² | 5 m/s² |
| Vibrazioni corpo intero (art. 201) | A(8) | 0,5 m/s² | 1,0 m/s² |
Per gli agenti chimici i valori limite sono elencati nell’Allegato XXXVIII e quelli biologici nell’Allegato XXXIX; per cancerogeni e mutageni, oltre ai limiti dell’Allegato XLIII, l’art. 236 chiede di stimare l’esposizione dei singoli lavoratori.
Cosa comporta una esposizione significativa
Il superamento dei valori di azione o la presenza di agenti classificati come pericolosi attiva obblighi a cascata: misure tecniche come l’aspirazione localizzata, riduzione dei tempi, DPI, informazione e sorveglianza sanitaria secondo l’art. 41. Per gli esposti a cancerogeni e mutageni si aggiunge il registro di esposizione, con i dati di ciascun lavoratore. Il metodo completo per gli agenti chimici, dalle misure all’algoritmo di stima, è nella guida alla valutazione del rischio chimico, mentre la differenza tra esposizioni brevi e ripetute è trattata alla voce esposizione acuta e cronica.
Domande frequenti
Se l'esposizione è sotto il valore limite, il rischio è da considerare nullo?
No. Il valore limite segna una soglia da non superare, non il confine tra rischio e assenza di rischio. Per gli agenti chimici l'esposizione va comunque ridotta al minimo, e per i cancerogeni non esiste una soglia sicura: l'obiettivo è il livello più basso tecnicamente possibile. Anche sotto il limite possono restare obblighi di informazione, misure tecniche e, a seconda dei casi, sorveglianza sanitaria.
Chi può misurare l'esposizione professionale in azienda?
La norma richiede personale qualificato, nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione o tramite consulenti e laboratori esterni, con metodi di campionamento e analisi riconosciuti. Per il rumore e le vibrazioni le misure vanno programmate ed effettuate a intervalli idonei da personale competente. La scelta di chi misura resta comunque in capo al datore di lavoro.
L'esposizione si misura con i DPI indossati?
Dipende dall'uso che se ne fa. Per il confronto con i valori limite degli agenti chimici si misura la concentrazione nella zona respiratoria, senza tenere conto del respiratore. Per il rumore, invece, il D.Lgs. 81/2008 prevede che, nel verificare il rispetto del valore limite, si consideri l'attenuazione degli otoprotettori effettivamente indossati, mentre i valori di azione si confrontano con l'esposizione senza protettori.