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Glossario

Esposizione professionale

L'esposizione professionale è la misura del contatto del lavoratore con un agente di rischio (chimico, fisico o biologico) durante l'attività: nel D.Lgs. 81/2008 è confrontata con i valori limite di esposizione e monitorata attraverso la sorveglianza sanitaria.

L’esposizione professionale indica la quantità di agente pericoloso con cui un lavoratore entra in contatto in ragione della propria mansione, valutata in funzione dell’intensità e della durata. È il parametro che collega la presenza di un rischio all’effettivo assorbimento da parte dell’organismo.

Il valore limite di esposizione

Per molti agenti la normativa fissa un valore limite di esposizione professionale (VLEP): la concentrazione media, riferita a un periodo determinato, che non deve essere superata. Per gli agenti chimici il riferimento è il Titolo IX, che all’art. 222 richiama i valori limite; per i cancerogeni e mutageni la valutazione dell’esposizione è disciplinata dall’art. 236. Anche per gli agenti fisici, come il rumore, esistono valori limite e valori d’azione.

Come si misura e si controlla

L’esposizione si stima con il monitoraggio ambientale (campionamenti dell’aria) e, dove previsto, con il monitoraggio biologico su campioni del lavoratore. I risultati orientano le misure di prevenzione e la sorveglianza sanitaria affidata al medico competente ai sensi dell’art. 41.

In una galvanica, ad esempio, l’esposizione professionale agli acidi si valuta misurando le concentrazioni sulle postazioni e confrontandole con i limiti; se ci si avvicina alla soglia, si potenziano aspirazione localizzata e turnazione. Per il metodo operativo consulta la valutazione del rischio chimico.

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