Scheda rischio
Mercurio e composti
RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione
Il rischio in breve
Il mercurio è un metallo particolare: allo stato metallico è liquido a temperatura ambiente ed evapora in continuazione, liberando un vapore inodore e invisibile che è la principale via di esposizione professionale. L’assorbimento avviene soprattutto per inalazione dei vapori; i composti organici (come il metilmercurio) penetrano bene anche attraverso la pelle e l’apparato digerente. Gli effetti dipendono dalla forma chimica: i vapori di mercurio metallico colpiscono soprattutto il sistema nervoso centrale (tremori, disturbi della memoria e dell’umore, insonnia) e il rene; i composti organici sono spiccatamente neurotossici e tossici per la riproduzione e lo sviluppo. Lo si incontra in odontoiatria (vecchie amalgame e loro rimozione), nella produzione e riparazione di strumenti di misura, nel recupero di lampade fluorescenti, nella chimica del cloro-soda, nei laboratori, nel recupero di metalli preziosi e nella gestione di rifiuti contenenti mercurio.
Cosa dice la norma
Il mercurio metallico e i suoi composti inorganici rientrano tra gli agenti chimici pericolosi disciplinati dal Titolo IX, Capo I (artt. 221-232) del D.Lgs. 81/2008. Non si tratta di cancerogeni: il Capo II (artt. 233-245) non si applica, salvo che una specifica sostanza mercuriale sia classificata come CMR sulla propria scheda dati di sicurezza. La classificazione, l’etichettatura e i pittogrammi di pericolo seguono il Regolamento CLP (CE) 1272/2008; le informazioni sulle sostanze derivano dal sistema REACH.
I riferimenti da conoscere:
| Riferimento | Cosa disciplina |
|---|---|
| Art. 223 | Valutazione dei rischi da agenti chimici, con misurazione dell’esposizione |
| Art. 224 e 225 | Misure generali e misure specifiche di prevenzione e protezione |
| Art. 229 | Sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti |
| Art. 230 | Cartelle sanitarie e di rischio |
A differenza del piombo, il mercurio non ha un valore limite biologico fissato nell’Allegato XXXIX del D.Lgs. 81/2008. Sia i valori limite di esposizione professionale sia i valori di riferimento biologici sono grandezze tecniche puntuali: vanno letti sul testo vigente e sulla fonte ufficiale aggiornata, perché soggetti a revisione.
Come si valuta
- Ricognizione delle sostanze: parti dalle schede dati di sicurezza di tutto ciò che contiene mercurio, distinguendo con cura la forma chimica (metallico, inorganico, organico), perché cambia tossicità, via di assorbimento e strategia di controllo.
- Analisi delle mansioni: individua chi può entrare in contatto con mercurio o con i suoi vapori, in quali fasi (manipolazione, riscaldamento, rottura accidentale di strumenti, recupero di rifiuti) e per quanto tempo.
- Misurazione dell’esposizione: il rischio chimico si quantifica con il metodo previsto dall’art. 223, integrato da campionamenti ambientali dell’aria svolti da personale qualificato e confrontati con il valore limite di esposizione. Per i vapori sono utili anche rilievi diretti nelle aree a rischio.
- Monitoraggio biologico: per il mercurio il quadro si completa con il dato biologico (tipicamente il mercurio urinario, integrato da quello ematico per le forme organiche), che misura ciò che è realmente entrato nell’organismo.
Se l’esposizione risulta bassa restano comunque dovute le misure igieniche di base; al crescere dell’esposizione scattano le misure specifiche e la sorveglianza sanitaria.
Le misure, in ordine di priorità
- Sostituzione ed eliminazione: dove possibile, elimina il mercurio sostituendo strumenti, processi e materiali con alternative prive del metallo (termometri e strumenti elettronici, amalgame alternative). È il primo obbligo, non l’ultima opzione.
- Misure tecniche alla fonte: aspirazione localizzata sui punti di emissione, lavorazione in contenimento, superfici lisce e senza fessure dove il mercurio possa annidarsi, vaschette di raccolta sotto i punti critici e kit specifici per il recupero degli sversamenti.
- Misure organizzative e igieniche: separazione delle aree a rischio, divieto di mangiare, bere e fumare nelle zone di lavoro, lavaggio prima dei pasti, gestione controllata degli indumenti da lavoro. Mai raccogliere il mercurio versato con scopa o aspirapolvere comune, che ne favoriscono l’evaporazione.
- DPI: guanti idonei alla forma chimica, indumenti e protezione respiratoria adeguata, scelti in funzione dell’esposizione residua. Come per ogni dispositivo, servono consegna documentata e addestramento all’uso corretto.
Sorveglianza sanitaria
Quando la valutazione evidenzia un rischio non basso, la sorveglianza sanitaria è dovuta ai sensi dell’art. 229. Il medico competente definisce il protocollo, che per il mercurio comprende di norma il monitoraggio biologico con periodicità commisurata al livello di esposizione e agli esiti precedenti. Il datore di lavoro istituisce e aggiorna la cartella sanitaria e di rischio. Gli esiti collettivi e anonimi rientrano nella valutazione, così da correggere le misure quando i dati biologici peggiorano. Le lavoratrici in gravidanza e in allattamento godono di una tutela specifica, perché i composti organici del mercurio sono tossici per lo sviluppo.
Errori comuni
- Sottovalutare i vapori: il mercurio metallico sembra inerte perché liquido e inodore, ma continua a evaporare; l’aria può essere pericolosa anche senza manipolazione diretta.
- Raccogliere male uno sversamento: scopa, straccio e aspirapolvere comune frammentano le goccioline e aumentano l’evaporazione; serve un kit dedicato e una procedura.
- Confondere le forme chimiche: valutare un composto organico con i criteri del mercurio metallico porta a sottostimare l’assorbimento cutaneo e la neurotossicità.
- Fermarsi al dato ambientale: senza monitoraggio biologico non si sa quanto mercurio è davvero entrato nell’organismo dei lavoratori.
Domande frequenti
Il mercurio è un agente chimico o un cancerogeno?
Il mercurio metallico e i suoi composti inorganici sono trattati come agenti chimici pericolosi ai sensi del Titolo IX, Capo I del D.Lgs. 81/2008: non rientrano tra i cancerogeni del Capo II. La classificazione di pericolo del singolo prodotto va comunque sempre verificata sulla scheda dati di sicurezza secondo il Regolamento CLP, perché alcuni composti organomercuriali hanno effetti rilevanti sul sistema nervoso e sulla riproduzione.
Perché il mercurio liquido è pericoloso anche se non lo si tocca?
Il mercurio metallico evapora a temperatura ambiente e i suoi vapori sono inodori: una pozzanghera dimenticata in una fessura del pavimento o sotto un banco continua a rilasciare vapore che si respira senza accorgersene. Per questo una goccia rotta va raccolta subito con le procedure corrette e mai con l'aspirapolvere, che disperderebbe il vapore nell'ambiente.
Come si misura l'esposizione interna al mercurio?
Oltre ai campionamenti dell'aria, l'esposizione interna si valuta con il monitoraggio biologico (tipicamente il mercurio urinario, integrato dal mercurio ematico per le forme organiche). I valori di riferimento non sono fissati nel Testo Unico per il mercurio: il medico competente li desume dai valori limite biologici riconosciuti a livello scientifico, da leggere sulla fonte aggiornata.