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Guida · Valutazioni · 11 min di lettura

Sicurezza nella stampa 3D e manifattura additiva

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

La stampa 3D è entrata in officine, laboratori, scuole e uffici tecnici con la reputazione di tecnologia “pulita”. In realtà ogni famiglia di processi additivi porta con sé rischi chimici e fisici precisi, spesso sottovalutati proprio perché la macchina è silenziosa e compatta. Vediamo come inquadrarli e gestirli, distinguendo le tecnologie perché i pericoli cambiano radicalmente da una all’altra.

Passo 1 — Classifica la tecnologia che usi

Non esiste “il rischio della stampa 3D” in generale: esistono i rischi di un processo specifico. Prima di valutare, inquadra quale usi:

  • estrusione di filamento (FDM/FFF): fonde termoplastici (PLA, ABS, PETG, nylon, materiali caricati);
  • fotopolimerizzazione (SLA, DLP, LCD): solidifica resine liquide con luce UV;
  • letto di polvere (SLS, MJF, fusione laser di metalli): sinterizza o fonde polveri plastiche o metalliche.

A ciascuna corrispondono sorgenti di pericolo diverse: emissioni gassose e particellari, agenti chimici sensibilizzanti, polveri combustibili, superfici calde, sorgenti luminose e laser.

Passo 2 — Valuta le emissioni della stampa FDM

La stampa a filamento, la più diffusa, rilascia durante l’estrusione particelle ultrafini (UFP) e composti organici volatili (COV). L’entità dipende da tipo di polimero, additivi, colore e soprattutto temperatura dell’ugello: in generale l’ABS e molti tecnopolimeri emettono più del PLA, e le emissioni crescono con la temperatura. Gli effetti possibili vanno dall’irritazione di occhi e vie respiratorie fino a disturbi riconducibili alle particelle ultrafini.

Le misure di base, in ordine di priorità secondo la logica della prevenzione:

  1. confinare la stampante in una cabina chiusa con aspirazione ed eventuale filtrazione (HEPA per il particolato, carboni attivi per i COV);
  2. ventilare adeguatamente il locale, evitando ambienti piccoli e saturi;
  3. limitare la presenza di persone durante le stampe lunghe e nelle fasi di apertura a caldo.

Questo rende utile una valutazione della qualità dell’aria indoor quando le macchine stazionano in ambienti d’ufficio o didattici.

Passo 3 — Gestisci le resine dei processi a fotopolimero

Qui il rischio è prevalentemente chimico da contatto. Le resine per SLA/DLP contengono tipicamente acrilati e metacrilati, sensibilizzanti cutanei, oltre a fotoiniziatori; alcune formulazioni rilasciano odori e vapori irritanti. I punti critici:

  • il contatto con resina liquida e con i pezzi non ancora post-polimerizzati (che ne trattengono in superficie);
  • le operazioni di lavaggio con alcol isopropilico (infiammabile) o solventi dedicati;
  • lo smaltimento di resina e liquidi di lavaggio, da trattare come rifiuto secondo le indicazioni del fornitore.

Parti sempre dalla scheda di sicurezza: da lì ricavi classificazione di pericolo, DPI indicati e precauzioni. Guanti idonei al prodotto, occhiali, ventilazione e superfici lavabili sono lo standard minimo; la scelta dei DPI va formalizzata e non lasciata all’iniziativa del singolo.

Passo 4 — Tratta le polveri come un rischio serio

I processi a letto di polvere introducono il tema più delicato: polveri fini inalabili e, nel caso di molti metalli (alluminio, titanio, alcune leghe), polveri combustibili in grado di formare atmosfere esplosive. Il caricamento, la rimozione del pezzo e la pulizia della macchina sono le fasi a maggiore dispersione.

Le direttrici di gestione:

  • maneggiare le polveri in sistemi chiusi o sotto aspirazione localizzata dedicata, mai con getti d’aria compressa;
  • usare aspiratori idonei alle polveri combustibili (non il normale aspirapolvere);
  • limitare accumuli e depositi di polvere su superfici e impianti;
  • dove è possibile la formazione di atmosfere esplosive, condurre la specifica valutazione ATEX con le misure contro le esplosioni.

La stessa aspirazione localizzata e ventilazione industriale è la misura tecnica centrale per contenere l’esposizione respiratoria.

Passo 5 — Non trascurare i rischi fisici e il post-processing

Oltre a emissioni e polveri, le macchine additive presentano rischi “classici” da non dimenticare nel DVR: superfici e materiali caldi (ugelli, piani riscaldati, pezzi appena estratti), sorgenti laser nelle fusioni di polvere con i relativi obblighi di protezione, parti in movimento, e il post-processing (sbavatura, levigatura, uso di solventi e collanti, cottura delle resine sotto UV). Ogni fase va analizzata come un compito a sé.

Passo 6 — Porta tutto nel DVR

Niente di quanto visto vive isolato: confluisce nel Documento di Valutazione dei Rischi, che per i profili chimici richiama la valutazione del rischio chimico e, dove pertinente, le valutazioni specifiche su esplosione e protezione delle vie respiratorie. In pratica, per ogni postazione di stampa:

  • individua tecnologia, materiali e schede di sicurezza;
  • descrivi emissioni, polveri e rischi fisici del ciclo completo, inclusi carico, scarico, pulizia e post-processing;
  • definisci le misure (confinamento, ventilazione, aspirazione, DPI, procedure) con responsabili e tempi;
  • prevedi informazione, formazione e, dove serve, protezione delle vie respiratorie scelta sulla base dell’esposizione reale.

Il segnale di una valutazione fatta bene è semplice: distingue le tecnologie, non confonde il PLA con le polveri metalliche e considera l’intero ciclo, non solo la macchina che stampa.

Domande frequenti

  • Una stampante 3D da ufficio o FabLab richiede una valutazione dei rischi?

    Sì. Se la stampante è usata nell'ambito di un'attività lavorativa, l'esposizione a emissioni e fumi va valutata come qualunque altro rischio, anche per una singola macchina da banco. La stampa FDM rilascia particelle ultrafini e composti organici volatili la cui entità dipende da filamento e temperatura: l'assenza di odore forte non equivale ad assenza di rischio.

  • Le resine per stampa 3D sono pericolose per la pelle?

    Molte resine fotopolimeriche contengono acrilati e metacrilati che sono sensibilizzanti cutanei: il contatto ripetuto può indurre dermatiti e allergie difficilmente reversibili. Vanno maneggiate con guanti idonei indicati nella scheda di sicurezza, evitando il contatto con resina liquida e con i pezzi non ancora polimerizzati, e seguendo le indicazioni di smaltimento del fornitore.

  • Le polveri metalliche per la manifattura additiva possono esplodere?

    Diverse polveri metalliche fini (alluminio, titanio, alcune leghe) sono combustibili e possono formare atmosfere esplosive se disperse in aria. Dove questo è possibile va condotta la valutazione del rischio di esplosione, con le misure organizzative e tecniche conseguenti. Segui le indicazioni del produttore della polvere e della macchina.