Glossario
Malattia professionale
Malattia professionale: definizione del DPR 1124/1965, differenze con l'infortunio, tabelle INAIL, elenco dell'art. 139 e ruolo di medico competente e DVR.
La malattia professionale, o tecnopatia, è una patologia contratta nell’esercizio e a causa del lavoro, per un’esposizione lenta e prolungata a un fattore di rischio. La definisce l’art. 3 del DPR 1124/1965 per l’industria e l’art. 211 per l’agricoltura. La tutela assicurativa è affidata all’INAIL.
Dal 1988, con la sentenza della Corte costituzionale n. 179, il sistema è misto. Le malattie elencate nelle tabelle godono di una presunzione di origine professionale. Le altre possono essere riconosciute se il lavoratore dimostra il nesso con il lavoro.
Infortunio o malattia professionale: le differenze
Spesso si confondono le due tutele perché le gestisce lo stesso istituto. La causa che le origina è però diversa, e cambiano anche i tempi e gli adempimenti.
| Infortunio sul lavoro | Malattia professionale | |
|---|---|---|
| Causa | Violenta, concentrata nel tempo | Lenta, diluita in mesi o anni |
| Esempio | Caduta dalla scala, taglio, schiacciamento | Ipoacusia da rumore, ernia discale da movimentazione dei carichi, dermatite da contatto |
| Denuncia del datore di lavoro all’INAIL | Entro due giorni dalla ricezione del certificato | Entro cinque giorni dalla ricezione del certificato |
| Prova del nesso | Legata a un fatto preciso | Presunta per le malattie in tabella, a carico del lavoratore per le altre |
Tabelle, elenco dell’art. 139 e malattie fuori tabella
Ci sono tre strumenti diversi, con nomi simili e scopi diversi:
- Tabelle delle malattie professionali (industria e agricoltura), approvate con il DM 9 aprile 2008. Per ogni malattia indicano la lavorazione che la causa e il periodo massimo di indennizzabilità dalla fine dell’esposizione. Servono a ottenere l’indennizzo con la presunzione legale di origine.
- Elenco delle malattie con obbligo di denuncia dell’art. 139 del DPR 1124/1965, aggiornato periodicamente con decreto ministeriale. È diviso in tre liste: origine lavorativa di elevata probabilità, di limitata probabilità e possibile. Ha uno scopo epidemiologico: ogni medico che riconosce una di queste malattie deve segnalarla, anche se non ne chiede l’indennizzo.
- Malattie non tabellate: qualsiasi altra patologia di cui il lavoratore provi l’origine professionale, come prevede l’art. 10, comma 4, del D.Lgs. 38/2000.
Una malattia può quindi essere fuori tabella ma presente nell’elenco dell’art. 139: in quel caso va segnalata dal medico, mentre per l’indennizzo il lavoratore deve dimostrare il nesso. I passaggi pratici della denuncia sono nella guida su riconoscimento e denuncia della malattia professionale.
Il collegamento con la prevenzione in azienda
La malattia professionale è il risultato di un rischio valutato male o ridotto troppo poco. Il D.Lgs. 81/2008 interviene a monte, con tre strumenti:
- la sorveglianza sanitaria dell’art. 41, che deve accorgersi presto degli effetti sulla salute, per esempio un calo dell’udito nelle audiometrie;
- i dati sanitari e di rischio che il medico competente trasmette ogni anno ai servizi competenti per territorio, previsti dall’art. 40;
- il registro di esposizione e le cartelle per cancerogeni e agenti biologici del gruppo 3 e 4, che restano disponibili per decenni e permettono di ricostruire l’esposizione.
Esempio: in un’officina il medico competente rileva, in due anni, tre casi di ipoacusia tra i saldatori-smerigliatori. Oltre alle segnalazioni dovute, l’azienda deve rivedere la valutazione del rumore, il programma di riduzione dell’esposizione e la scelta dei dispositivi di protezione dell’udito. Un caso singolo può essere un’eccezione. Più casi nella stessa mansione indicano che la valutazione va rifatta.
Le tabelle in vigore, l’elenco aggiornato dell’art. 139 e la modulistica per la denuncia sono pubblicati sul portale dell’INAIL.
Domande frequenti
Si può chiedere il riconoscimento dopo aver cambiato lavoro o essere andati in pensione?
Sì. Molte tecnopatie compaiono anni dopo la fine dell'esposizione. Per le malattie in tabella conta il periodo massimo di indennizzabilità indicato per ciascuna voce, calcolato dalla fine della lavorazione a rischio. Per le malattie fuori tabella serve dimostrare il nesso con il lavoro svolto. In entrambi i casi aiutano la cartella sanitaria e di rischio e i dati di esposizione conservati dall'azienda.
Una malattia causata in parte dal lavoro e in parte da altri fattori può essere riconosciuta?
Può esserlo. La giurisprudenza applica il principio dell'equivalenza delle cause: se il lavoro ha contribuito in modo rilevante a far comparire o peggiorare la malattia, il nesso non si esclude solo perché ci sono altri fattori, come il fumo o l'età. La valutazione medico-legale spetta all'INAIL e, in caso di contestazione, al giudice.
Il riconoscimento di una malattia professionale fa aumentare il premio INAIL?
Può incidere. Gli eventi indennizzati entrano nell'andamento infortunistico dell'azienda, che l'INAIL considera per l'oscillazione del tasso. Per il datore di lavoro conta però soprattutto rivedere la valutazione dei rischi della mansione interessata. Lo stesso caso, se le condizioni non cambiano, può ripetersi su altri lavoratori.