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Guida · Sistemi di gestione · 11 min di lettura

Modello 231 e sicurezza: l’art. 30 in pratica

Giulio Morelli

RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione

Il Modello di organizzazione e gestione (MOG, o “Modello 231”) è lo strumento con cui l’ente si organizza per prevenire i reati e, in caso di infortunio, dimostrare di aver fatto la propria parte. Sul fronte sicurezza il testo di riferimento è l’art. 30 del Testo Unico, che detta i contenuti minimi del modello. Non basta “avere un manuale”: serve un sistema che funzioni davvero, con prove documentali di ogni sua fase.

Passo 1 — Capisci a cosa serve il modello

Il D.Lgs. 231/2001 prevede la responsabilità amministrativa dell’ente per alcuni reati commessi nel suo interesse o vantaggio. Tra questi rientrano l’omicidio colposo e le lesioni gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla salute e sicurezza. La conseguenza per l’azienda sono sanzioni pecuniarie e, nei casi più seri, interdittive. Il modello idoneo ed efficacemente attuato è la condizione che consente all’ente di andare esente da responsabilità: per gli importi e le fattispecie esatte rinvia sempre al testo del decreto e alla giurisprudenza aggiornata.

Passo 2 — Parti da una fotografia dell’organizzazione

Prima di scrivere qualsiasi cosa, mappa come l’azienda gestisce oggi la sicurezza: chi decide, chi firma, chi controlla. Recupera il DVR, le nomine, le eventuali deleghe di funzioni ex art. 16, l’organigramma della sicurezza. Il modello non nasce dal nulla: formalizza e rende verificabile un sistema che, in tutto o in parte, dovrebbe già esistere. Se in questa fase emergono buchi (mansioni senza responsabile, controlli mai tracciati), quelli sono i primi punti da chiudere.

Passo 3 — Costruisci i contenuti richiesti dall’art. 30

Il comma 1 dell’art. 30 elenca gli obblighi giuridici di cui il modello deve assicurare l’adempimento. In pratica il sistema deve presidiare:

  • il rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge su attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti fisici, chimici e biologici;
  • le attività di valutazione dei rischi e predisposizione delle misure di prevenzione e protezione;
  • le attività di natura organizzativa (emergenze, primo soccorso, gestione appalti, riunioni periodiche, consultazioni);
  • le attività di sorveglianza sanitaria;
  • l’informazione e formazione dei lavoratori;
  • la vigilanza sul rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro;
  • l’acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie;
  • le verifiche periodiche dell’applicazione e dell’efficacia delle procedure adottate.

Per ciascuna area servono procedure scritte, responsabili nominati e, soprattutto, la registrazione dell’avvenuto controllo.

Passo 4 — Definisci registrazione, flussi e budget

Il comma 2 chiede che il modello preveda idonei sistemi di registrazione dell’avvenuto svolgimento delle attività. È il cuore dell’efficacia probatoria: una verifica antincendio fatta ma non verbalizzata, per il modello, non è mai avvenuta. Il comma 3 aggiunge due elementi organizzativi indispensabili: un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari, e le risorse economiche (un budget dedicato alla sicurezza). Un modello che affida compiti senza attribuire poteri di spesa e di firma è, per definizione, non efficacemente attuato.

Passo 5 — Predisponi il sistema disciplinare

Il comma 3 richiede un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Deve valere per tutti i livelli: lavoratori, preposti, dirigenti e collaboratori esterni. Esempio concreto: se un preposto non interviene di fronte a un lavoratore che opera senza i DPI previsti, il sistema disciplinare deve prevedere una conseguenza graduata e tracciata, richiamando il CCNL applicato. Senza reazione alle violazioni, il modello resta lettera morta.

Passo 6 — Nomina l’organismo di vigilanza

Il comma 4 impone un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità. Questo controllo è affidato all’organismo di vigilanza (OdV), che deve avere autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d’azione. L’OdV non gestisce la sicurezza: la controlla. Riceve i flussi informativi, programma audit, segnala le criticità all’organo dirigente e propone gli aggiornamenti. Dotalo di un regolamento, di un canale di segnalazione e di risorse proprie, altrimenti resta una figura di facciata.

Passo 7 — Attua, verifica, riesamina

Il comma 4 chiede anche il riesame e l’eventuale modifica del modello quando emergano violazioni significative, mutamenti nell’organizzazione o nell’attività, o novità normative. È il ciclo di miglioramento continuo: gli audit interni alimentano il riesame, il riesame aggiorna procedure e responsabilità. Il comma 5, infine, presume conformi ai requisiti i modelli definiti secondo le linee guida UNI-INAIL per i SGSL o secondo il British Standard OHSAS 18001 (oggi sostituito dalla ISO 45001): un sistema di gestione ben implementato è la base naturale su cui innestare il modello.

Checklist dei requisiti dell’art. 30

  • Procedure che presidiano tutti gli obblighi giuridici del comma 1 (tecnici, valutativi, organizzativi, sanitari, formativi, di vigilanza)
  • Sistemi di registrazione dell’avvenuto svolgimento delle attività
  • Articolazione di funzioni con competenze e poteri adeguati
  • Risorse economiche dedicate alla sicurezza (budget)
  • Sistema disciplinare per tutti i livelli, coordinato con il CCNL
  • Organismo di vigilanza autonomo, indipendente e dotato di poteri reali
  • Flussi informativi verso l’OdV e canale di segnalazione
  • Procedura di riesame e aggiornamento del modello
  • Integrazione con il DVR, le deleghe e l’organigramma della sicurezza

Domande frequenti

Il Modello 231 per la sicurezza è obbligatorio?

No, non c'è un obbligo generalizzato di adottarlo. Ma se un infortunio integra i reati di omicidio colposo o lesioni gravi commessi con violazione delle norme antinfortunistiche, l'ente risponde ai sensi del D.Lgs. 231/2001: il modello idoneo ed efficacemente attuato è l'unica via per l'esimente. In alcuni appalti e gare, inoltre, è di fatto richiesto.

Un'azienda certificata ISO 45001 ha già un Modello 231?

No. La certificazione ISO 45001 (o un SGSL conforme alle linee guida UNI-INAIL) copre gran parte dei contenuti richiesti dall'art. 30, ma il Modello 231 aggiunge il sistema disciplinare, l'organismo di vigilanza e la parte specifica sui reati. Il sistema di gestione è un'ottima base di partenza, non un sostituto.

Chi può comporre l'organismo di vigilanza?

L'OdV deve avere autonomia, indipendenza, professionalità e continuità d'azione. Può essere monocratico o collegiale, con membri interni ed esterni; ciò che conta è che non sia in conflitto di interessi con le funzioni operative che deve controllare e che disponga di poteri e budget reali.

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