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Glossario

Sostanza pericolosa

Sostanza pericolosa: cosa significa per CLP, D.Lgs. 81/2008, Seveso, ADR e rifiuti. Perché lo stesso prodotto cambia regole e cosa fare in azienda.

Una sostanza pericolosa è, nel linguaggio tecnico europeo, una sostanza o una miscela che risponde ai criteri di classificazione per pericoli fisici, per la salute o per l’ambiente fissati dall’Allegato I del Regolamento (CE) 1272/2008 (CLP). Nel D.Lgs. 81/2008 il concetto corrispondente è quello di agente chimico pericoloso dell’art. 222, che è più ampio perché comprende anche agenti non classificati (testo vigente su Normattiva).

L’espressione compare però in più normative, ciascuna con un proprio perimetro. Questa voce spiega come si collegano; la definizione puntuale di agente chimico e le sue tre categorie sono nella voce agente chimico.

Una parola, cinque normative

Lo stesso fusto in magazzino può essere «pericoloso» per una legge e non per un’altra, o esserlo con conseguenze diverse. La tabella mette a confronto i regimi che un’azienda incontra più spesso.

NormativaTermine usatoCosa contaConseguenza tipica
Regolamento CLPSostanza o miscela pericolosaClasse e categoria di pericoloEtichetta con pittogrammi, frasi H e P, scheda di sicurezza
D.Lgs. 81/2008, Titolo IXAgente chimico pericolosoClassificazione CLP o rischio per come è usatoValutazione del rischio chimico e misure di tutela
D.Lgs. 105/2015 (Seveso)Sostanza pericolosaCategoria o sostanza elencata e quantità presenteObblighi di prevenzione degli incidenti rilevanti oltre le soglie
ADR (trasporto su strada)Merce pericolosaClasse ADR e quantità trasportataImballaggi, documenti, etichette e mezzi idonei
D.Lgs. 152/2006 (rifiuti)Rifiuto pericolosoCaratteristiche di pericolo HPCodice, deposito e smaltimento dedicati

Esempio: un detergente concentrato classificato solo come tossico per gli organismi acquatici è una miscela pericolosa per il CLP e un rifiuto pericoloso a fine vita, ma non rientra tra gli agenti chimici pericolosi del Titolo IX, che esclude i prodotti pericolosi soltanto per l’ambiente. Un solvente infiammabile, invece, è rilevante per tutte e cinque le normative, e in grandi quantità può far rientrare lo stabilimento nel campo della Seveso.

Come si riconosce

Per i prodotti acquistati la prima fonte è l’etichetta: il pittogramma di pericolo, l’avvertenza «Pericolo» o «Attenzione» e le frasi H dicono che la sostanza è classificata. La seconda è la scheda di dati di sicurezza, che nella sezione 2 riporta la classificazione e nella sezione 14 le informazioni sul trasporto.

Restano fuori da entrambe le fonti le sostanze generate dal processo, come fumi di saldatura, polveri di legno o di silice, prodotti di decomposizione termica. Per queste la pericolosità si ricava dalla letteratura tecnica, dai valori limite e, per i cancerogeni, dagli elenchi del Titolo IX: la disciplina rafforzata è descritta nella voce sostanze CMR.

Cosa fare quando ne entra una in azienda

  1. Acquisire la scheda di sicurezza aggiornata prima del primo utilizzo.
  2. Inserire il prodotto nell’inventario degli agenti chimici, con quantità e reparti di impiego.
  3. Verificare le incompatibilità e le condizioni di deposito delle sostanze chimiche.
  4. Aggiornare la valutazione del rischio chimico e valutare se esiste un’alternativa meno pericolosa.
  5. Informare e formare gli addetti sull’etichetta, sulle misure e sui DPI indicati.

Domande frequenti

  • Un prodotto senza pittogrammi in etichetta può essere comunque pericoloso?

    Sì. L'assenza di pittogrammi indica che il prodotto non è classificato pericoloso secondo il CLP, ma il D.Lgs. 81/2008 considera pericolosi anche agenti non classificati che creano un rischio per il modo in cui sono usati: un detergente diluito spruzzato in ambiente chiuso, un gas inerte che riduce l'ossigeno, un prodotto riscaldato. Conviene leggere comunque la scheda di sicurezza, se disponibile, e valutare le condizioni d'uso.

  • Le sostanze pericolose solo per l'ambiente rientrano nella valutazione del rischio chimico?

    Non come agenti chimici pericolosi: l'art. 222 esclude dalla definizione quelle classificate pericolose solo per l'ambiente. Restano però rilevanti per lo stoccaggio, per la gestione degli sversamenti, per le soglie della normativa Seveso e per la classificazione dei rifiuti. Nel registro interno dei prodotti conviene quindi censirle comunque, annotando che non incidono sulla valutazione del rischio per la salute.

  • Chi deve fornire la scheda di sicurezza di una sostanza pericolosa?

    Il fornitore, cioè il fabbricante, l'importatore o il distributore che immette il prodotto sul mercato, ai sensi del regolamento REACH. Per le sostanze e le miscele classificate pericolose la scheda è dovuta senza bisogno di richiesta, al più tardi alla prima consegna, in lingua italiana. Se manca o è palesemente vecchia, il datore di lavoro deve sollecitarla prima di mettere il prodotto in uso.