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Glossario

Giudizio di idoneità

Giudizio di idoneità: l'atto scritto del medico competente (art. 41 c. 6), i quattro esiti, come va formulato e come si impugna entro 30 giorni.

Il giudizio di idoneità è l’atto scritto con cui il medico competente, al termine di ogni visita di sorveglianza sanitaria, si pronuncia sulla compatibilità tra lo stato di salute del lavoratore e la mansione specifica. Lo prevede l’art. 41, commi 6 e 6-bis, del D.Lgs. 81/2008, che ne fissa i quattro esiti possibili e l’obbligo di consegnarlo in copia a lavoratore e datore di lavoro.

La voce idoneità sanitaria descrive la condizione del lavoratore e il suo peso sull’organizzazione; qui si guarda al documento: che cosa può dire, come va letto, come si contesta.

I quattro esiti e i loro effetti

Il comma 6 non lascia margini di formulazione: il medico deve ricondurre la sua conclusione a una di queste categorie.

EsitoChe cosa significaEffetto per il datore di lavoro
IdoneitàNessuna controindicazione alla mansioneIl lavoratore resta adibito fino alla visita successiva
Idoneità parziale, temporanea o permanente, con prescrizioni o limitazioniLa mansione è compatibile a determinate condizioniAttua le prescrizioni e le comunica a chi organizza il lavoro
Inidoneità temporaneaControindicazione per un periodo definito, di cui il giudizio indica i limiti temporali (comma 7)Assegna altre attività per quel periodo e programma la nuova visita
Inidoneità permanenteLa mansione non è più compatibileRicolloca il lavoratore secondo l’art. 42

L’art. 42 impone di adibire il lavoratore inidoneo, ove possibile, a mansioni equivalenti o, in difetto, inferiori, con il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza. L’art. 18, comma 1, lett. bb), vieta poi di adibire alla mansione un lavoratore soggetto a sorveglianza senza il prescritto giudizio.

Come leggere un giudizio con prescrizioni

L’esito intermedio è il più frequente e il più delicato, perché vive solo se è applicabile. Una buona formulazione ha tre caratteristiche:

  1. Indica la mansione cui si riferisce, con lo stesso nome usato nel DVR e nel protocollo sanitario.
  2. Traduce la limitazione in un comportamento verificabile: un peso massimo, un’attività esclusa, un DPI obbligatorio, un turno da evitare.
  3. Dice se è temporanea o permanente e, nel primo caso, fino a quando vale.

Esempio: «Idoneo con limitazioni: esclusa la movimentazione manuale di carichi superiori a 10 kg; escluso il lavoro in quota. Validità sei mesi». Il datore di lavoro sa che cosa togliere al magazziniere, il preposto sa che cosa vigilare e lo scadenzario sa quando richiamarlo. Un giudizio come «evitare sforzi eccessivi» invece non è attuabile: conviene chiedere al medico di precisarlo prima di riorganizzare il lavoro.

Ricorso: chi, entro quando, davanti a chi

Contro il giudizio, compreso quello espresso in fase preassuntiva, il lavoratore e il datore di lavoro possono presentare ricorso entro trenta giorni dalla comunicazione all’organo di vigilanza territorialmente competente, che dopo eventuali accertamenti lo conferma, lo modifica o lo revoca (art. 41, comma 9). Per questo la data di consegna va conservata. Il ricorso non sospende il giudizio impugnato.

Gli effetti pratici dei singoli esiti e il contenuto dell’istanza sono spiegati nella guida su giudizio di idoneità e ricorso all’ASL. Ogni giudizio nasce da una visita preventiva, periodica o straordinaria, e va registrato insieme alla scadenza successiva nel registro delle visite mediche. Il testo vigente dell’art. 41 è su Normattiva.

Domande frequenti

  • Il giudizio di idoneità deve indicare la malattia del lavoratore?

    No. Il giudizio riporta l'esito rispetto alla mansione e, se ci sono, le prescrizioni o le limitazioni da rispettare, non la diagnosi. I dati clinici restano nella cartella sanitaria e di rischio custodita dal medico competente, coperti dal segreto professionale. Una limitazione deve però essere scritta in modo che il datore di lavoro possa attuarla, per esempio indicando il carico massimo o le attività escluse.

  • Il ricorso contro il giudizio sospende la limitazione?

    No. Finché l'organo di vigilanza non si pronuncia, il giudizio del medico competente produce i suoi effetti e il datore di lavoro deve applicarlo. Adibire il lavoratore alla mansione piena in attesa della decisione, contro una prescrizione o un'inidoneità, significa esporlo al rischio che il giudizio voleva evitare e assumersi la relativa responsabilità.

  • Che cosa succede quando scade un'inidoneità temporanea?

    Il giudizio di inidoneità temporanea indica i limiti di tempo di validità. Alla scadenza il lavoratore va rivisitato prima di essere riassegnato alla mansione: è il nuovo giudizio a dire se può tornare pienamente idoneo, se restano prescrizioni o se l'inidoneità diventa permanente. Conviene inserire la data nello scadenzario delle visite, come per le periodiche.