FAQ
Lavoratori autonomi
Le domande più frequenti sui lavoratori autonomi e la sicurezza sul lavoro: quali obblighi impone l'art. 21 del D.Lgs. 81/2008, quando serve la tessera di riconoscimento, chi li verifica negli appalti e quando un autonomo diventa datore di lavoro con i relativi obblighi.
Questa pagina raccoglie i dubbi più frequenti di chi lavora in proprio sul proprio ruolo nel sistema di prevenzione: cosa deve fare, cosa può fare e cosa resta in capo al committente. Il riferimento centrale è l’art. 21 del Testo Unico, approfondito nella guida dedicata ai lavoratori autonomi. Quando l’autonomo opera in appalto entrano in gioco gli obblighi del committente fissati dall’art. 26, la verifica dell’idoneità tecnico professionale e le regole di coordinamento tra più imprese.
Le domande
Chi è considerato lavoratore autonomo ai fini della sicurezza?
L'art. 21 del D.Lgs. 81/2008 si rivolge ai componenti dell'impresa familiare, ai lavoratori autonomi che compiono un'opera o un servizio, ai piccoli imprenditori di cui all'art. 2083 del Codice Civile e ai soci delle società semplici operanti nel settore agricolo. Si tratta di soggetti che lavorano senza dipendenti e che quindi non rivestono la figura di datore di lavoro, ma restano comunque destinatari di alcuni obblighi minimi.
Quali obblighi ha un lavoratore autonomo verso sé stesso?
L'art. 21 impone al lavoratore autonomo di utilizzare attrezzature di lavoro conformi alle prescrizioni del Titolo III del Testo Unico e di munirsi di dispositivi di protezione individuale impiegandoli conformemente alle stesse disposizioni. In regime di appalto o subappalto deve inoltre dotarsi di apposita tessera di riconoscimento. Sono obblighi minimi che prescindono dalla presenza di altri lavoratori.
Il lavoratore autonomo deve redigere il DVR?
No: la valutazione dei rischi e il relativo documento sono obblighi non delegabili del datore di lavoro (artt. 17 e 18 del D.Lgs. 81/2008), figura che presuppone la presenza di lavoratori subordinati o equiparati. Il lavoratore autonomo che opera senza dipendenti non è tenuto a redigere il DVR. L'obbligo scatta nel momento in cui impiega anche un solo lavoratore.
Un lavoratore autonomo è obbligato a frequentare corsi di formazione?
In via generale l'art. 21 prevede la formazione come facoltà del lavoratore autonomo, da fruire a proprio carico, e non come obbligo. Fanno però eccezione le attrezzature che richiedono una specifica abilitazione: per quelle individuate dall'art. 73 e dall'Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, che ha sostituito quello del 2012 (carrelli elevatori, PLE, gru e simili) l'abilitazione è richiesta anche a chi le utilizza come autonomo.
Quando serve la tessera di riconoscimento al lavoratore autonomo?
La tessera di riconoscimento è obbligatoria per il lavoratore autonomo che opera in un contesto di appalto o subappalto, in coerenza con quanto previsto dall'art. 21 e dall'art. 26 del Testo Unico. Deve essere esposta e contenere almeno i dati identificativi della persona e, dove applicabile, l'indicazione del committente. Serve a rendere riconoscibile chi opera all'interno di un'organizzazione non propria.
Chi verifica il lavoratore autonomo in un appalto?
Il datore di lavoro committente, ai sensi dell'art. 26, deve verificare l'idoneità tecnico professionale anche dei lavoratori autonomi a cui affida lavori, fornire loro dettagliate informazioni sui rischi presenti e cooperare e coordinare gli interventi di prevenzione. La verifica dell'idoneità e lo scambio di informazioni restano dovuti pur non sfociando necessariamente nel DUVRI quando il rapporto è con un singolo autonomo.
Il lavoratore autonomo è soggetto alla vigilanza del preposto dell'azienda in cui opera?
Il preposto vigila sui lavoratori dell'organizzazione a cui è preposto e ha visto rafforzare i propri obblighi dall'art. 19 e dal DL 146/2021, con il dovere di intervenire e segnalare le difformità. Il lavoratore autonomo non è un suo sottoposto, ma deve coordinarsi con la struttura di cantiere o aziendale e resta responsabile del corretto uso delle proprie attrezzature e dei propri DPI.
Il lavoratore autonomo può accedere alla sorveglianza sanitaria?
Sì, ma come facoltà e a proprio carico: l'art. 21 consente al lavoratore autonomo di beneficiare della sorveglianza sanitaria secondo i princìpi dell'art. 41, rivolgendosi a un medico competente. Non si tratta di un obbligo come per i lavoratori dipendenti esposti a rischi specifici, bensì di una tutela volontaria che l'autonomo può attivare in funzione dei rischi della propria attività.
Quali obblighi ha il lavoratore autonomo in cantiere?
Nei cantieri temporanei o mobili disciplinati dal Titolo IV il lavoratore autonomo deve adeguarsi alle indicazioni del coordinatore per l'esecuzione e alle previsioni del Piano di Sicurezza e Coordinamento, oltre a utilizzare attrezzature conformi e DPI adeguati (art. 94). Il coordinatore può sospendere le lavorazioni in caso di pericolo grave e imminente anche nei suoi confronti.
Come si tutela un lavoratore autonomo esposto a microclima o radiazioni?
La valutazione di questi agenti fisici, regolati dal Titolo VIII (microclima al Capo I e Allegato IV, radiazioni ottiche artificiali e campi elettromagnetici ai Capi IV e V), è un obbligo del datore di lavoro e non del singolo autonomo. Il lavoratore autonomo è comunque tenuto a usare attrezzature e DPI conformi e, se lo ritiene, può attivare la sorveglianza sanitaria facoltativa prevista dall'art. 21 in relazione a tali esposizioni.
Quando un lavoratore autonomo diventa datore di lavoro?
Nel momento in cui impiega lavoratori subordinati o soggetti ad essi equiparati, il lavoratore autonomo assume la qualifica di datore di lavoro e deve adempiere agli obblighi relativi, a partire dalla valutazione dei rischi e dalla nomina delle figure della prevenzione (artt. 17 e 18). La valutazione dei rischi e la designazione del RSPP sono obblighi non delegabili che non ammettono eccezioni legate alle piccole dimensioni.
A un lavoratore autonomo conviene dotarsi di un sistema di gestione della sicurezza?
I modelli di organizzazione e gestione dell'art. 30, così come lo standard UNI ISO 45001, sono pensati per organizzazioni strutturate e hanno piena efficacia quando esistono lavoratori e processi da governare. Per il singolo autonomo non sono un obbligo, ma possono costituire una buona prassi o un titolo preferenziale nelle qualifiche per appalti e commesse, specie quando opera stabilmente per conto di imprese committenti.